Il vaso del 1700 a.C. che contiene materiale vetroso, ritrovato in Sardegna
Il vaso del 1700 a.C. che contiene materiale vetroso, ritrovato in Sardegna
di Andrea Cionci Che siano stati gli antichi Sardi a inventare il vetro? La domanda è lecita a fronte di una recentissima scoperta archeologica che potrebbe cambiare la storia antica. Nel sito nuragico di Siddi, nella Sardegna centro-meridionale, duranti gli scavi diretti dall’archeologo Mauro Perra, sono state rinvenute migliaia di ceramiche datate Bronzo Medio. Perra si è rivolto così all’archeologa e geologa Giusi Gradoli, specializzata nello studio tecnologico delle ceramiche preistoriche, la quale è rimasta colpita da uno strano vaso tronco-conico, completamente diverso da tutte le altre ceramiche di uso domestico: nulla di speciale dal punto di vista estetico, anzi, ma il suo interno si presenta rivestito...

di Andrea

Cionci

Che siano stati gli antichi Sardi a inventare il vetro? La domanda è lecita a fronte di una recentissima scoperta archeologica che potrebbe cambiare la storia antica. Nel sito nuragico di Siddi, nella Sardegna centro-meridionale, duranti gli scavi diretti dall’archeologo Mauro Perra, sono state rinvenute migliaia di ceramiche datate Bronzo Medio.

Perra si è rivolto così all’archeologa e geologa Giusi Gradoli, specializzata nello studio tecnologico delle ceramiche preistoriche, la quale è rimasta colpita da uno strano vaso tronco-conico, completamente diverso da tutte le altre ceramiche di uso domestico: nulla di speciale dal punto di vista estetico, anzi, ma il suo interno si presenta rivestito da concrezioni che alla specialista sembrano proprio vetro.

Una volta ottenute le autorizzazioni necessarie allo studio, il vaso viene portato al Dipartimento di Mineralogia dell’Università di Cagliari, dove l’analisi chimica qualitativa conferma che si tratta di un materiale vetroso la cui “firma molecolare” parla di un materiale autoctono, certamente non di importazione.

A questo punto occorre specificare: la comunità scientifica internazionale opera una precisa distinzione tra vetro e “paste vitree”. Queste ultime, infatti, sono attestate fin dal V millennio a.C. in Mesopotamia e in tutto il bacino del Mediterraneo, come riportato da diverse fonti successive (tra cui le Lettere di Amarna e i cartigli geroglifici egizi); ne scrisse anche Plinio il Vecchio.

Tuttavia, la differenza fra pasta vitrea e vetro è sostanziale: il vetro, la prima sostanza artificiale della storia, è costituito principalmente da silice (quarzo o sabbie quarzitiche), da alcali ricavati da ceneri di piante alofite o sali di natron (per abbassare la temperatura di fusione del quarzo) e da sostanze coloranti.

La pasta vitrea è, invece, una patina vetrosa superficiale che riveste un oggetto di argilla o di altre sostanze minerali. Spesso venivano preparati dei piccoli stampi all’interno dei quali si versava il composto che poi formava, una volta raffreddato, la patina vetrosa colorata.

In millenni di produzione di paste vitree, si vide che quella sostanza che serviva fino ad allora solamente a invetriare i manufatti in ceramica, poteva essere fusa e plasmata per formare oggetti differenti (perle, intarsi, piccoli vasi) anche se questi procedimenti di fusione erano lunghi e laboriosi.

Il vetro vero e proprio si ritiene sia apparso per la prima volta in Mesopotamia intorno al 1.600 a.C. e in Egitto, soprattutto ad Amarna nel Medio Egitto, Quantir e Lisht nell’Egitto settentrionale, intorno al 1500-1400 a. C., come confermato da un’amplia bibliografia scientifica.

Ora, si dà il caso, invece, che il sito di Siddi sia stato datato al 1700 a.C. come confermato dalle tante datazioni dei reperti organici al Carbonio 14.

In sintesi, l’antica civiltà nuragica potrebbe aver inventato il vetro almeno un secolo prima degli Egiziani.

Per adesso, la notizia è filtrata solo da un servizio web del sito di informazione locale Videolina. A breve si terrà la conferenza stampa di presentazione dei primi risultati presso il comune di Siddi, insieme ai rappresentanti della Soprintendenza, dove verranno mostrate tutte le fotografie e le analisi compiute sul reperto.

La scoperta, come tutte quelle che potrebbero far sbianchettare alcune righe dei libri di storia, è una di quelle destinate a scatenare la guerra fra archeologi, ma il bello del vetro è che, non essendo un materiale deperibile, fissa la verità nella sua struttura molecolare. Ci sono buone speranze che si possa arrivare a un parere obiettivo.