Con 200 milioni di copie vendute è l’autore del libro più tradotto nel mondo dopo la Bibbia e il Corano: Il Piccolo Principe, trasposto in trecento lingue dal tamil al quechua fino al dialetto friulano, ultimo ma non ultimo l’hassaniya, un dialetto arabo parlato nel Sahara del Marocco. Oggi la Francia lo celebra con il Piccolo Principe Day, centrato – dice la Fondazione Saint Exupéry – sui "valori umanistici" del libro e sulla sua "capacità di ispirazione per costruire un futuro migliore". Il conte Antoine Jean-Baptiste Marie Roger de Saint Exupéry è stato anche un eroe dell’aria, un asso dell’aviazione sulla cui fine misteriosa, il 31 luglio del 1944 durante una ricognizione su un Lightning P 38, si sono a lungo intrecciate ipotesi e scatenate diatribe. Tanto da accreditare quasi un valore...

Con 200 milioni di copie vendute è l’autore del libro più tradotto nel mondo dopo la Bibbia e il Corano: Il Piccolo Principe, trasposto in trecento lingue dal tamil al quechua fino al dialetto friulano, ultimo ma non ultimo l’hassaniya, un dialetto arabo parlato nel Sahara del Marocco. Oggi la Francia lo celebra con il Piccolo Principe Day, centrato – dice la Fondazione Saint Exupéry – sui "valori umanistici" del libro e sulla sua "capacità di ispirazione per costruire un futuro migliore".

Il conte Antoine Jean-Baptiste Marie Roger de Saint Exupéry è stato anche un eroe dell’aria, un asso dell’aviazione sulla cui fine misteriosa, il 31 luglio del 1944 durante una ricognizione su un Lightning P 38, si sono a lungo intrecciate ipotesi e scatenate diatribe. Tanto da accreditare quasi un valore profetico alle parole di consolazione che, nella celebre fiaba, il Piccolo Principe rivolge prima d’accomiatarsi all’Aviatore sperduto nel deserto con il suo aeroplano in avaria: "Sembrerò morto e non sarà vero".

Nel corso degli anni, diversi piloti tedeschi si sono invano accreditati l’ambiguo merito di aver abbattuto quel bimotore monoposto capace di raggiungere i 700 all’ora, sul quale Saint-Exupéry, decollato dall’aeroporto di Alghero, stava compiendo l’ultima delle cinque ricognizioni fra Sardegna e Corsica che gli erano state assegnate. Ma la verità sulla sua scomparsa rimane tuttora sepolta in un mare di congetture. "Sono l’unico pilota anziano al mondo che fa la guerra sugli aerei veloci e regge bene l’urto. Ma Dio potrebbe farmi uno sgambetto. Allora non rimpiangerei nulla, se non di farti piangere" aveva scritto, quasi colto da un presagio, a sua moglie Consuelo, poco prima di involarsi tra i flutti come un novello Icaro. Il limite d’età per guidare quel Lightning P 38 superveloce era di 33 anni e Saint-Ex (come tutti lo chiamavano) ne aveva 44. "Solo chi partecipa ha il diritto di parlare" sosteneva. Di qui la sua assoluta volontà di continuare a pilotare nonostante i limiti di età abbondantemente superati.

Saint-Exupéry era nato a Lione il 29 giugno del 1900, figlio d’un visconte di cui sarebbe rimasto orfano a soli quattro anni. Crebbe timido e introverso, sotto l’egida della madre pittrice e alla ferrea scuola dei Gesuiti, vivendo sulla propria pelle i timori e le ansie d’una aristocrazia al tramonto.

Arruolatosi in aviazione poco più che ventenne, nel ’26 si dedica alle traversate intercontinentali in qualità di pilota civile. Intanto ha incominciato a scrivere. Escono Corriere del Sud (1929) e Volo di notte (1931), con la prefazione di André Gide che lo definisce "un Conrad dell’aria".

Nel ’39 pubblica Terra degli uomini: "Lo portavo con me mentre stavo volando verso la Patagonia su un aereo postale" ricordava il celebre fotoreporter John Phillips, suo grande amico. "E il pilota, riconoscendo il libro, mi raccontò di aver volato sotto il comando di Saint-Ex". Allo scoppio del conflitto mondiale lo scrittore si arruola per missioni di ricognizione, ma dopo l’occupazione della Francia si rifugia negli States. Intanto prosegue l’attività letteraria. Del ’42 è Pilota di guerra; l’anno successivo esce il libro al quale Saint-Exupéry deve tuttora la sua fama planetaria: la fiaba sentimentale del Piccolo Principe che compare all’improvviso davanti all’Aviatore nel deserto chiedendogli di disegnare una pecora.

Diventato un libro di culto e spesso letto come un apologo multiuso secondo le più svariate chiavi allegoriche, Il Piccolo Principe rischia però di far dimenticare la restante opera di Saint-Ex. A cominciare dalla Cittadella, uscito postumo nel ’48, caro a un altro scrittore amante del volo come Daniele Del Giudice. Ma, qualunque sia il destino dell’opera, Saint-Ex è ormai entrato nel mito, grazie una vita romanzesca e a una morte più bella d’un poema: quell’ultimo volo in cui s’inabissò, forse presagito nel racconto giovanile L’aviatore del 1926: "D’un colpo, l’orizzonte gli passa sulla testa come un lenzuolo (…) come il mare verso il tuffatore, sboccia la terra".