Alessandro Querci e Roberto Focardi, autori del libro Harry's Bar (Pressphoto)
Alessandro Querci e Roberto Focardi, autori del libro Harry's Bar (Pressphoto)

Firenze, 9 dicembre 2016 - La cultura del drink, la passione per il Negroni e le delizie nel sorseggiare un Bellini. E poi gli incontri speciali con nobili, divi, imprenditori di fama, personaggi del jet set, magnati e belle donne, gentlemen impeccabili come Sir Roger Moore, il più elegante degli 007 del cinema. Tutto intorno ai tavoli piuttosto piccoli e alla poltroncine basse di un locale storico che continua a fare la storia degli American Bar e della ristorazione d'èlite. Sessantatre anni di pura fiorentinità. Ma anche di assoluta internazionalità. E' la storia dell'Harry's Bar Firenze, al mitico indirizzo Lungarno Amerigo Vespucci 22/r, raccontata con ampio repertorio di dettagli e fatti inediti, di illustrazioni esclusive e di disegni d'antan, nel libro che porta proprio questo stesso titolo scritto da Alessandro Querci e Roberto Focardi (Firenze Leonardo Edizioni) e presentato nello storico locale sul Lungarno dagli autori, dal giornalista e grande inviato Umberto Cecchi e da Antonio Bechi che ne è con la sua famiglia il proprietario.

Querci e Focardi, Harry's Bar

“Non c'è niente di più buona della tartare dell'Harry's - dice Umberto Cecchi che ha trascorso buona parte della sua vita professionale tra pranzi e aperitivi a base di Bellini e Negroni proprio qui, accompagnando spesso varie celebrità, dal nipote astemio di Hemingway al cardiochirurgo Christian Barnard - io sono venuto per la prima volta da giovanissimo nel 1955 quando era ancora in via del Parione al numero 50 e posso dire dopo aver letto questo volume e le ricerche documentate che contiene che l'Harry's Bar di Firenze discende assolutamente da quello di Venezia. Allora si veniva qui per consumare un Vermouth mica per i terribili apericena di oggi!”, continua Cecchi che è stato introdotto come 'cerimoniere' di questa presentazione editoriale da Gianni Mercatali. "L'Harry's Bar Firenze è un punto di incontro di imprenditori come Stefano Ricci, Alessandro Bastaglio e Franco Penè, nobiltà cittadina di un tempo, jet set internazionale - continua Umberto Cecchi - e molte ricette sono identiche negli anni come gli ingredienti di assoluta qualità. E poi come non ricordare il mitico Lio, il barman che conosceva tutti e di tutti si ricordava....".

Il rilancio dello storico locale si deve alle cure del direttore Roberto Focardi, da 4 anni alla guida. Alessandro Querci ricostruisce la nascita in Italia degli American Bar, le frequentazioni da parte dei divi, la nascita di cocktail come il Florence 53 offerto nato proprio in questi giorni e come tanti altri inserito nella ricca parte finale del volume che contiene imperdibili ricette.

Harry's Bar, Querci e Focardi

 "Qui sono passati sessant'anni di varia umanità - spiega Antonio Bechi - e quello che sempre ci sorprende è la dedizione e l'attaccamento dei clienti nel tempo. Noi siamo dei privati che crediamo nell'impresa e vogliamo migliorarla ma siamo tartassati dal Comune - si sfoga Bechi - che ci ha negato 3 metri lineari di ampliamento all'esterno. Ma è così che si difende la nostra fiorentinità?".