L’inventrice di robot e lo youtuber, cosa sognano di diventare i bambini della Generazione Z

Una ricerca racconta i desideri dei giovanissimi e come si immaginano da adulti: la professione, il successo e le metropoli in cui vivranno

Ragazzino davanti al pc (foto iStock)
Ragazzino davanti al pc (foto iStock)

Bologna, 30 dicembre 2023 – Cosa sognano i bambini di oggi per il loro futuro? Come si vedono i preadolescenti della generazione Z tra venti anni? Dove vivranno, o meglio si immaginano di vivere? “Hanno aspettative di lavoro e di realizzazione altissime”, rivela Saveria Capecchi, sociologa e professoressa del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna, che a queste e altre domande ha provato a dare una risposta. Insieme alla collega Maria Grazia Ferrari dell’Università di Parma, infatti, ha condotto una ricerca su un gruppo di 260 di giovanissimi (tra i 10 e i 12 anni), alunni della classe V della scuola primaria e della classe I della scuola secondaria di primo grado di Bologna e Parma, chiedendo loro di immaginare la propria vita da adulti. Quello che ne viene fuori è un mix di “elementi ordinari”, come il desiderio della realizzazione professionale o del trovare l’amore con la A maiuscola, e di “elementi straordinari”, come immaginare di essere famosi al pari del tiktoker Khaby Lame o del calciatore Cristiano Ronaldo.

“Questo studio arriva a 26 anni di distanza da uno analogo che avevamo condotto su 590 bambine e bambini di Milano e Bologna appartenenti alla generazione dei Millennials”, spiega sempre Capecchi. E se i risultati di allora erano stati raccolti nel libro ‘Una baby sitter a Beverly Hills’, non meno evocativo è il titolo di quello di oggi ‘L’inventrice di robot e lo youtuber’ (FrancoAngeli Editore). Scorrendo le pagine del volume si scopre quindi che le bambine sognano di diventare dottoresse, ma anche di lavorare nel mondo della moda, dello spettacolo e della robotica. I bambini invece si orientano su “più classiche” carriere sportive, dal calciatore al giocatore di basket o al pilota di F1, sebbene non manchino futuri programmatori di computer e videogamer.

“Rispetto alla ricerca precedente abbiamo notato che la professione medica è diventata appannaggio della donne – continua la professoressa Capecchi –. Tutti la percepiscono legata alla sfera femminile, esattamente come l’insegnamento”. Dalla ricerca emerge però anche una parità di genere perché – sottolinea ancora l’autrice – “le bambine immaginano per sé professioni di alto livello che richiedono studio, impegno e passione (vengono citati università, dottorato, master) a cui dedicarsi a tempo pieno durante la giornata”.

I giovanissimi della Gen Z sognano poi ville con piscina (per le bambine dotate anche con una grande cabina armadio) e di vivere in metropoli come New York, Los Angeles o Dubai, identificate con la ricchezza e l’innovazione tecnologica. Dovrà ricredersi però chi pensa a piccoli interessati solo al successo personale. “Al contrario negli elaborati e nelle risposte fornite ai nostri questionari emerge molto più impegno sociale e solidarietà nei confronti delle persone emarginate, povere o in difficoltà”, sottolinea Saveria Capecchi. E così si scopre che anche l’aspirante calciatore famoso del Barcellona o del Liverpool sarà dedito alla beneficenza.

E la vita sentimentale? Circa la metà delle bambine e dei bambini, proiettandosi a quando avranno trent’anni, si immagina sposata/o: il 49% (48% delle femmine, 50% dei maschi), il 21% invece sarà fidanzata/o (20% delle femmine, 23% dei maschi). Comunque il 70% dei preadolescenti si pensa in coppia. Il matrimonio però non sembra più essere considerato il coronamento della tradizionale ideologia dell’amore romantico; piuttosto, in alcuni casi si accenna alla speranza di trovare il mitico “vero amore” o l’anima gemella. “Va segnalata una differenza tra le due città: sono più i bambini che vivono a Bologna a immaginarsi sposati, meno quelli di Parma. Anzi le bambine di Parma risultano essere meno propense a questa scelta e più votate all’indipendenza”, rimarca Capecchi. E infatti l’aspirante inventrice di robot dice che vivrà con il suo cane, l’avvocatessa con il gatto e la dottoressa con le amiche. La maggior parte comunque pensa che avrà figli, senza dimenticare la presenza di animali domestici, specialmente cani (Il 68%). “Resistono gli stereotipi, soprattutto nella cura dei figli e delle faccende domestiche che ricadono essenzialmente sulle donne – continua la professoressa Capecchi –. Ma anche nell’attività da fare nel tempo libero: i bambini puntano su sport e videogiochi, le bambine sullo shopping”.

“Molti di questi preadolescenti fanno sogni iperrealistici, qualcuno è perfino arrivato a ipotizzare quale sarà la sua routine quotidiana – aggiunge l’autrice della ricerca –. Rispetto a 25 anni si nota un calo di fantasia, una minore presenza di elementi prettamente ‘fantastici’ e ‘straordinari’. Tende a predominare il realismo e il desiderio di ricchezza, bellezza e fama”. Un segno dei tempi, complice – ipotizzano gli studiosi – anche la crisi economica attraversata dal nostro Paese dalla pandemia in poi. Senza dimenticare l’influenza dei social dove tutto, vita compresa, finisce in vetrina. “E sicuramente questa sta accelerando il fenomeno di adultizzazione precoce nei giovanissimi”, conclude Saveria Capecchi.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro