Daenerys Targaryen (LaPresse)
Daenerys Targaryen (LaPresse)

Roma, 15 maggio 2019 - Il potere logora chi ce l’ha. Nell’ultimo episodio del Trono di spade (penultimo dell’intera saga), la saggia capopopolo democratica, indomita guerriera per la giustizia e liberatrice di schiavi, insomma la Regina Daenerys, perde la testa. Attenzione: spoiler. Dall’alto del cielo, volando in sella al figlio drago fa tutto quello che nessuno si sarebbe mai aspettato da lei: stermina la città di Approdo del Re una volta che questa si era già arresa al suo esercito, induce Drogon a spargere fuoco ovunque, sul castello usurpatole dalla Regina malvagia Cersei (e ci sta) ma anche sulle case piene di mamme e bambini, sul popolo innocente in fuga disperata. Distrugge tutto. Distrugge il simbolo cristallino di coraggio e pietà che era stata per le sette stagioni della saga e parliamo di oltre settanta puntate e otto anni di programmazione tv. Distrugge il personaggio di giovane donna maltrattata allo stremo eppure resiliente, piccola donna portatrice di giustizia e coraggio in un impero popolato da giganteschi uomini meschini e violenti e distrugge con lei la fiducia riposta nel suo simbolo esemplare da legioni di ragazzine e fan di ogni età. Distrugge tutto il bello del Trono di Spade e distrugge se stessa. Perché?

Rabbia, è la prima risposta. Sola, tradita dai suoi consiglieri più fidati, in lutto per la morte del figlio drago Rhaegal, per le trucide uccisioni dell’amica Missandei e dell’amico Jorah, tenuta a distanza persino dal suo compagno, il buon Jon Snow che (non si capisce perché) arriva a negarle un fatale bacio d’amore, Daenerys distrugge tutto il bello di sé obnubilata – più meschina e crudele di tutti gli uomini meschini e crudeli che l’hanno maltrattata e che lei ha combattutto – dalla rabbia. Oppure no: è follia. La follia che per forza le scorre nel sangue, poiché figlia di Aerys II, il ‘Re pazzo’ annientato poco prima di bruciare la città che lei ha appena distrutto, in vece sua. Lei, la piccola Daenerys, che per sette stagioni ha scontato la discriminazione di quella discendenza, proclamandosi convinta: "No, io non sono come mio padre". Fan scioccati. In Gran Bretagna sui social c’è chi chiede a quelle mamme che hanno chiamato le proprie figlie Khaleesi – in onore di Daenerys – e ora che fate? C’è chi ipotizza il complotto maschilista ("Così sul Trono di Spade non siederà una donna"), chi condanna la cialtroneria degli sceneggiatori ("Tutto così superficiale e inverosimile"). C’è chi guarda indietro tra storia e dintorni: Napoleone il liberatore divenuto schiavista, Caligola da illuminato a despota, Renzi da promessa a delusione.

C'è chi pensa a Shakespeare, al re Riccardo III che cade vittima dell’insicurezza ("Sono così corroso dal sangue, che peccato richiamerà peccato"); al Riccardo II e alla mano armata dalla sua Lady dell’ex valoroso Macbeth. Viene in mente Medea, perché Daenerys uccidendo il popolo innocente è come se uccidesse i suoi figli, o la furia inaspettata di Odisseo, o i furori di Zeus perché secondo gli antichi Greci qualsiasi guerra portando morte portava vita, qualsiasi dissidio, rompendo gli equilibri – dal chaos al kosmos – era destinato a riportare un nuovo ordine. Ma forse la risposta più semplice a quel perché (perché Daenerys l’ha fatto?) è che non esistono alla fine, guerrieri buoni e guerrieri cattivi, guerre buone o cattive. Esistono solo le guerre e le vittime.

Game of Thrones 8, c'è chi ha chiamato la figlia Khaleesi e ora si pente