Genova, 11 gennaio 2019 - Se n'è andato troppo presto, Fabrizio De André. Vent'anni fa esatti: l'11 gennaio 1999 il mondo della musica - italiana e non solo - ha perso il suo poeta.
E oggi è il giorno del ricordo del canzoniere anticonformista, timido ma ribelle, introverso ma dalla personalità esplosiva, che l'amico Paolo Villaggio aveva ribattezzato Faber.

GENOVA RICORDA - Grande evento a Palazzo Ducale, organizzato da Regione Liguria in collaborazione con il Comune di Genova, con Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus, con la Camera di Commercio di Genova e Rai Teche. 
L'obiettivo è proporre un viaggio nella storia e nella musica di De Andrè, nella memoria di tutti coloro che lo hanno amato. Alle 15 nel Salone del maggior consiglio di Palazzo Ducale, incontro 'Il mio Fabrizio': la compagna Dori Ghezzi e il figlio Cristiano De Andrè ricordano il loro Fabrizio insieme ai personaggi dello spettacolo che lo hanno conosciuto o interpretato e che hanno accettato di raccontarlo per come lo hanno vissuto: Gino Paoli, Neri Marcorè, Fabio Fazio. Antonio Ricci, Morgan, Mauro Pagani e Luca Bizzarri (presidente di Palazzo Ducale). Ognuno di loro porta un ricordo di Fabrizio e anche una chitarra, per cui non saranno escluse improvvisazioni musicali. 

In più c'è il progetto 'La Casa dei cantautori', che sorgerà nel complesso monumentale dell'Abbazia di San Giuliano, già finanziato dal Mibac, dove De André avrà un ruolo e uno spazio fondamentale. 

LUNGHISSIME CODE - Già dalle 13 si è formata una lunghissima coda davanti palazzo Ducale. Un cartello in piazza Matteotti, posto a metà del serpentone di gente che attende di prendere posto nella sala del Maggior Consiglio, recita "Da questo momento in poi non è più garantito il posto in sala". Ma nessuno se ne va: Palazzo Ducale oggi si trasforma in un "tempio laico", dando spazio anche ai cittadini che potranno condividere il loro ricordo del grande cantautore. 

DORI GHEZZI - Struggenti le parole anticipate dalla compagna di una vita: "Ma se ghe pensu, alôa? Allora potrebbe esplodermi la testa se un ingorgo di ricordi dovessero riaffiorare tutti insieme, ricordi che non vogliono essere dimenticati con tutta la loro intenzione di sopravviverci. Certo, tutti insieme si sentono così forti, invincibili, ma se tento di isolarli, sviscerandoli, ogni ricordo s'intimidisce, mettendo a nudo tutta la sua fragilità. E poi?... Tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riesci ad esprimerlo con le parole. Ogni forma, ogni termine saranno sempre inadeguati a restituirti l'intensità integra del ricordo. E come faccio, ora io, su questo foglio bianco a descriverlo pienamente senza la complicità di un nostro gesto, uno sguardo, un sorriso? E perché no, anche da un'espressione a volte contrariata, incazzata o piovosa? Ci ha pensato sempre Fabrizio attraverso la sua voce, ironica o dolente, a non farci cogliere impreparati: 'Prendi la tua tristezza in mano e soffiala nel fiume, vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di piume'... 'Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole'. E poi? Perché vivere solo di ricordi quando possiamo ancora tutti, insieme a Fabrizio, vivere l'oggi strizzando l'occhio al futuro? Ma se ghe pensu...". 

IL LIBRO - Fabrizio De Andrè, dentro e oltre il suo sguardo. Lo raccontano, a vent'anni dalla morte, l'11 gennaio 1999, le oltre 300 fotografie tra colori e bianco e nero di Guido Harari raccolte nel libro 'Fabrizio De Andrè. Sguardi randagi', pubblicato da Rizzoli con la prefazione di Cristiano De Andrè e la postfazione di Dori Ghezzi.

TWEET POLITICI - Molti vogliono ricordare Faber, nei palazzi della politica: da Salvini a Gentiloni a Toti: 
"'All'ombra dell'ultimo sole si era assopito un pescatore...'. Ciao Fabrizio, grazie poeta!", twitta il ministro dell'Interno.

L'altro vicepremier, Luigi Di Maio, su Instagram lo ricorda come "un grande poeta che ha letto la gente e l'ha raccontata come nessuno mai, che ci ha insegnato l'importanza di andare in direzione ostinata e contraria (anche quando sembra sbagliato o impossibile). Ciao Faber!".

E il governatore ligure Giovanni Toti: "La Regione non dimentica: oggi a Palazzo Ducale l'intera giornata sarà dedicata al ricordo del nostro Faber, inimitabile e immortale nel cuore di tutti noi"

L'ex premier Paolo Gentiloni riprende una strofa della 'Canzone del maggio': "#FabrizioDeAndré Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti". 

 

Quanto a Matteo Renzi, in una diretta Facebook sotto le note di ascoltare 'Hotel Supramonte', commenta: "Amerei tanto che i 18enni potessero conoscere di più e meglio chi era De Andrè. Siccome hanno lasciato l'App18 per i ragazzi del 2000, mi piacerebbe che qualche 18enne potesse investire parte dei soldi per conoscere meglio questo grandissimo artista".

 

IN TV E IN TOURNEE - Stasera Rai1 ripropone tutte le interviste di Vincenzo Mollica al cantautore genovese, punteggiate da alcuni dei suoi brani. Mentre la PFM in primavera tornerà sui palchi di tutta Italia con 'PFM canta De André - Anniversary', un tour per celebrare il fortunato sodalizio con il cantautore genovese.

VITA E CARRIERA IN PILLOLE - La fama di De André arriva grazie a Mina: la sua versione di 'La canzone di Marinella' è un enorme successo di pubblico e gli regala quella notorietà bramata e odiata al tempo stesso. Ma oltre ai rapporti con Villaggio, Tenco e Bruno Lauzi, a segnare la vita di Faber è l'unione con Dori Ghezzi. Con lei inizia un amore travolgente, dopo le prime nozze da cui nasce Cristiano, e attraversa le esperienze più forti: dal rapimento da parte dell'Anonima Sarda agli anni dei grandi trionfi. 

Poi, dopo avere cantato vizi, difetti e virtù del genere umano, sempre sottovoce, senza mai esasperare la sofferenza, arrivano la malattia e la morte. Il 13 gennaio del 1999 a dargli l'ultimo saluto nella sua Genova ci sono oltre 10mila persone. Cantore degli emarginati, poeta degli sconfitti. Tutti riuniti per dirgli addio. Faber non è solo un cantautore, ma è ormai un'icona, un simbolo. In tanti lo vogliono ricordare nel 20esimo anniversario della morte.