Il mito ha sempre il tempo dalla sua parte. Così, la leggenda della città dell’oro dei faraoni torna a riecheggiare nell’Egitto di Al Sisi. L’antica suggestione ha ispirato il piano economico annunciato dal controverso presidente, una nuova età dell’oro che ne rilanci la produzione. Il progetto, datato 2015, si sviluppa nel cosiddetto Triangolo d’oro tra il Nilo e il mar Rosso. Capofila del consorzio a cui, sei anni fa, era stato affidato il piano di sviluppo è la società italiana di servizi ingegneristici D’Appolonia. La curiosità è che la moderna ingegneria intercetta un’antica favola che rivive: una nuova città aurea di cui il raìs vorrebbe tagliare il nastro quanto prima. Sarà il quartier generale dell’industria del settore, al momento concentrata in tre siti...

Il mito ha sempre il tempo dalla sua parte. Così, la leggenda della città dell’oro dei faraoni torna a riecheggiare nell’Egitto di Al Sisi. L’antica suggestione ha ispirato il piano economico annunciato dal controverso presidente, una nuova età dell’oro che ne rilanci la produzione. Il progetto, datato 2015, si sviluppa nel cosiddetto Triangolo d’oro tra il Nilo e il mar Rosso. Capofila del consorzio a cui, sei anni fa, era stato affidato il piano di sviluppo è la società italiana di servizi ingegneristici D’Appolonia. La curiosità è che la moderna ingegneria intercetta un’antica favola che rivive: una nuova città aurea di cui il raìs vorrebbe tagliare il nastro quanto prima. Sarà il quartier generale dell’industria del settore, al momento concentrata in tre siti nel deserto orientale dove, però, una sola miniera è in funzione.

Eppure, l’Egitto è ricco di metallo giallo e potrebbe scalare la classifica delle riserve auree dei paesi arabi dove oggi è al sesto posto con 77,4 tonnellate. Ecco perché è partita la nuova corsa all’oro, con l’obiettivo di aumentare il volume dell’estrazione e dell’esportazione, sperando di attirare investitori dall’estero che, ora, possono contare su facilitazioni per le licenze di esplorazione.

Ma non solo miniere. La città dedicata al simbolo del potere dovrà essere anche una meta turistica, per questo Al Sisi vuole che l’ubicazione sia strategica. Non immaginiamoci, però, un luogo di scenografico splendore. No, lì l’incanto dei leggendari racconti farà da contraltare alle più moderne tecnologie internazionali.

Un potente lifting di una storia millenaria, dunque. Già, perché dell’oro dei faraoni sono piene le pagine di egittologia, addirittura ammantate di leggende sulla maledizione che colpirebbe i profanatori di quel segreto. Le morti misteriose di chi ha sollevato il coperchio del sarcofago colmo d’oro di Tutankhamon hanno alimentato queste fantasie seppellite nel deserto. Del resto, nessuna cultura ha ammantato il metallo giallo di sacralità come quella degli antichi egizi, che raffiguravano il dio del sole Ra con un corpo di oro fuso. Magiche alchimie cui fanno eco le scoperte archeologiche.

Nel 1989, il deserto nubiano ha restituito la storica città dell’oro, quella vagheggiata oggi da Al Sisi. All’alba del 12 febbraio di quell’anno i fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni hanno fatto riaffiorare dalla sabbia i resti di una delle meraviglie dei faraoni, la “Berenice tutta d’oro” cantata da Plinio il Vecchio, la città creduta fantasma: per le strade di Il Cairo si diceva che un genio maligno, custode di Berenice, la facesse sparire agli occhi di chi l’avesse trovata.

Il genio, del resto, faceva il suo lavoro di guardia a una miniera aurifera da cui sono state estratte migliaia di tonnellate del prezioso metallo fino al XII secolo quando il ricavato non ha più coperto le spese di produzione. Papiri delle miniere, come quello conservato al museo egizio di Torino, e iscrizioni rinvenute per esempio nel tempio di Karnak tengono la contabilità dell’attività estrattiva che, tra il 4000 a. C. e il 500 d. C. ammonta nientemeno che a 3.500 tonnellate di metallo.

Berenice, però, non è la sola città dell’oro che popola i miti. Un altro luogo fantastico è narrato da Emilio Salgari in un’avventura che incrocia la leggenda dell’Eldorado, il paese dorato che i conquistadores delle Americhe non hanno mai trovato. Già, il metallo giallo resiste a tutte le latitudini e in tutte le culture come simbolo di potere e di forza economica. Ancora oggi è tra i beni rifugio per eccellenza. Si direbbe che il mondo sia stato e sia ancora schiavo dell’oro, non a caso definito il sovrano dei sovrani: ha regnato sui faraoni e oggi pare regnare su un Al Sisi pretendente al trono di Re Mida. Il raìs sa che la bolla aurea non scoppierà. L’economia egiziana torna ai rabdomanti alla ricerca degli antichi tesori del deserto.