di Paolo Pellegrini

Là davanti l’Adriatico, la Costa dei Trabocchi e della splendida Punta Aderci. Alle spalle, imponente la Maiella, con le sue alte vette e il parco. In mezzo, la provincia di Chieti, un ampio vigneto, il secondo d’Italia dopo Trapani, più ancora di Siena e di Cuneo, e più di Verona e Treviso. Seimila ettari – da cui nascono Montepulciano e Cerasuolo d’Abruzzo, Trebbiano e Passerina, Pecorino e Cococciola – sono coltivati da 3mila famiglie a formare 9 cantine sociali riunite nel Codice Citra, la più grande compagnia vinicola d’Abruzzo che è la quinta regione vinicola d’Italia. Quasi 50 anni oggi riassunti in 6mila ettari di vigne tra i 130 e i 450 metri di altitudine, due linee di imbottigliamento per 20mila unitù l’ora e capacità di stoccaggio di 200mila ettolitri con la più vasta bottaia del centro sud, 1 milione di ettolitri prodotti ogni anno – un terzo di tutto l’Abruzzo – per un totale di 27 milioni di bottiglie (il 60% va all’estero) in un totale di 41 etichette su tre canali: 24 in grande distribuzione su 7 linee, tra cui una bio e una bio-vegan; 17 al settore horeca, in 5 linee; un progetto di 6 spumanti a cui è stato dato il nome Fenaroli, omaggio al musicista lancianese del primo Ottocento.

I vitigni sono 12: oltre ai tipici già citati, il Montonico, e poi Malvasia, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio. Fatturato 39 milioni. Ma la forza di Codice Citra con le cantine Coltivatori Diretti Tollo, Sincarpa, Progresso Agricolo, Paglieta, S.Zefferino, Eredi Legonziano, Rinascita Lancianese, S.Giacomo, S.Nicola, punta sulla qualità. Lo sa Angelo Baccile, nominato alla presidenza dopo Valentino di Campli, ora al timone del Consorzio Vini d’Abruzzo e in azienda presidente di Codice Vino. Dice Baccile: "Il mio incarico va in continuità con il raggiungimento degli obiettivi e il miglioramento del business". Il principe degli enologi, Riccardo Cotarella, coordina il team di winemaker. Codice Citra, intanto, ha ottenuto la certificazione Equalitas-Vino sostenibile.