Camilo Cienfuegos e Fidel Castro: i “barbudos“ rivoluzionari entrano all’Avana
Camilo Cienfuegos e Fidel Castro: i “barbudos“ rivoluzionari entrano all’Avana
di Cesare De Carlo La pandemia cinese non ha risparmiato nemmeno James Bond. Il suo ultimo film No Time to Die sarebbe dovuto uscire nell’aprile dello scorso anno. Ma cinema e teatri erano chiusi. Così i fans hanno lenito la delusione ripescando sul televisore di casa i 24 film che l’hanno preceduto. E sorseggiando magari i cocktail Martini "shaken, not stirred" – shakerato, non mescolato – come piacevano appunto al personaggio. Ora l’attesa è finita. Da un paio di settimane il film è in circolazione. E nello stesso tempo uno storico della University of Cambridge, Theo Zenou, pubblica sul Washington Post un saggio riassuntivo delle sue ricerche. Apprendiamo così che il più illustre ammiratore dell’agente 007 con licenza di uccidere era l’ex presidente degli Stati Uniti John Kennedy. Ammiratore e anche imitatore, nel senso che al creatore di...

di Cesare De Carlo

La pandemia cinese non ha risparmiato nemmeno James Bond. Il suo ultimo film No Time to Die sarebbe dovuto uscire nell’aprile dello scorso anno. Ma cinema e teatri erano chiusi. Così i fans hanno lenito la delusione ripescando sul televisore di casa i 24 film che l’hanno preceduto. E sorseggiando magari i cocktail Martini "shaken, not stirred" – shakerato, non mescolato – come piacevano appunto al personaggio. Ora l’attesa è finita. Da un paio di settimane il film è in circolazione. E nello stesso tempo uno storico della University of Cambridge, Theo Zenou, pubblica sul Washington Post un saggio riassuntivo delle sue ricerche. Apprendiamo così che il più illustre ammiratore dell’agente 007 con licenza di uccidere era l’ex presidente degli Stati Uniti John Kennedy. Ammiratore e anche imitatore, nel senso che al creatore di James Bond, lo scrittore britannico Ian Fleming, si rivolse per consigli, diciamo operativi. Obiettivo: Fidel Castro. Come avrebbe potuto farlo fuori senza esporsi?

Accadde nell’estate 1960. Kennedy, senatore democratico per il Massachusetts, correva per la Casa Bianca. Chiamò Ian Fleming a Londra. Mi venga a trovare, gli disse, ho letto i suoi libri e trovo molto originali ed efficaci i metodi di spionaggio che lei descrive. Poche settimane dopo Fleming era a Georgetown, il quartiere che nella capitale americana ospitava i grandi nomi della grande politica. E Kennedy gli spiegò: se diventerò presidente, uno dei problemi più urgenti riguarderà Fidel Castro, dovrò trovare la maniera di eliminarlo. Il futuro presidente temeva che, prima o poi, sarebbe entrato nell’orbita sovietica. E temeva che l’Urss ne avrebbe approfittato per fare di Cuba una base missilistica. Il che puntualmente si verificò, come si sa. Nel 1962 le due superpotenze furono a un passo dal conflitto. Meglio prevenire, aggiunse Kennedy. Ian Fleming dapprima sfoggiò un umorismo molto british. Senatore – gli disse – faccia gettare dall’aereo tonnellate di pesos falsi sull’Avana e volantini con la scritta "Con i complimenti degli Stati Uniti".

Il giovane futuro presidente si fece una risata. Ma chiese all’ospite di incontrare Allen Dulles, direttore della Cia sotto Dwight D. Eisenhower, e fratello di Foster, che poi con Kennedy sarebbe diventato segretario di Stato.

Anche Allen Dulles era un avido lettore di Fleming. Lo mise in contatto con l’Office of Technical Service, dove si studiavano, costruivano e provavano i gadgets dello spionaggio. Primo suggerimento: bisognava fare in modo che Castro si tagliasse la barba. Perché? gli chiesero. Perché senza barba Castro avrebbe perso il suo fascino rivoluzionario. Dunque sarebbe stato opportuno far trapelare indiscrezioni scientifiche dalle quali risultasse che barbe e baffi attiravano in qualche maniera la radioattività. Non ci cascherà, gli replicarono.

Allora Fleming lanciò altre idee: sigari esplosivi, scarpe con minilamine avvelenate, penne tossiche. E questa volta i suoi consigli vennero presi sul serio. In effetti la Cia le tentò tutte. I sigari, le scarpe assassine, le penne. Niente da fare. Castro era sempre là. Questi curiosi background aiutano a capire perché l’amministrazione Kennedy, fallite le operazioni coperte, appoggiò lo sciagurato sbarco nella Baia dei Porci. Era l’aprile 1961. Il neo presidente era alla Casa Bianca da meno di tre mesi. Il progetto era stato preparato dal suo predecessore, il repubblicano Eisenhower.

Kennedy ne avrebbe dovuto curare l’esecuzione. Non lo fece. Anzi fece di peggio. Lasciò che i 1400 esuli cubani sbarcassero nell’isola e poi non fornì loro, come promesso, la copertura aerea. Risultato: furono tutti massacrati o catturati. Quello fu il primo grave errore del giovane presidente che, proprio per la sua inesperienza e ingenuità, reagì tardi all’installazione dei missili sovietici. E il mondo rischiò l’olocausto nucleare. Ma non per questo Kennedy smise di leggere le vicende di James Bond. Gli piacque in particolare Dalla Russia con amore e incoraggiò i produttori cinematografici a farne un film. Gliene presentarono l’anteprima il 20 novembre 1963. Il giorno dopo sarebbe partito per Dallas. Due giorni dopo sarebbe stato ucciso da Lee Harvey Oswald. Anche lui, l’assassino, un lettore di Ian Fleming.

cesaredecarlo@cs.com