La preoccupazione per il lavoro è causa di ansia e depressione tra i giovani
La preoccupazione per il lavoro è causa di ansia e depressione tra i giovani

Lo stiamo sperimentando ormai da mesi sulla nostra pelle: il lockdown e le restrizioni imposte per contenere la diffusione del Coronavirus possono causare stress, paura, solitudine, con ricadute anche pesanti sulla salute mentale. Un risvolto intuitivo, che però non era ancora stato approfondito, è quello delle conseguenze che la precarietà e le insicurezze lavorative legate alla crisi economica provocano sulle persone giovani. Uno studio delle Università di Toronto e della California ha confermato che esiste una forte associazione fra questi fattori e l'insorgere di ansia e depressione nei giovani adulti.

La ricerca ha coinvolto cinquemila soggetti di età compresa tra i 18 e i 26 anni. La probabilità di accusare i sintomi di questi disturbi si è dimostrata più alta in coloro che, a partire da marzo, hanno perso il lavoro e in coloro che temevano di perderlo nel giro di poche settimane. Il 75% dei partecipanti ha ammesso di essersi sentito ansioso o nervoso nei sette giorni precedenti il sondaggio, il 68% di non riuscire a controllare la preoccupazione, il 67% di provare meno piacere o desiderio di fare le cose, il 64% di essersi sentito giù, depresso o senza speranza.

"I giovani adulti sono particolarmente esposti al rischio di perdere l'occupazione poiché sono ancora all'inizio della loro carriera", spiega Jason M. Nagata, uno degli autori; "Stage e tirocini sono stati cancellati e le offerte di lavoro sono state annullate durante la pandemia". La crisi economica causata dal Coronavirus ha colpito duramente i giovani adulti americani (così come in Italia e in gran parte del mondo): fra i partecipanti, il 60% ha subito la perdita del lavoro in prima persona o indirettamente in famiglia, il 40% si aspettava che gli sarebbe successo entro quattro settimane. Disoccupazione, incertezza e mancanza di prospettive non fanno che aggravare il disagio psicologico giù causato dalla pandemia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Adolescent Health.