Martedì 25 Giugno 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Daniele Silvestri, il cantastorie: "Ormai scrivo tra la gente"

L’artista torna con l’album “Disco X“: "Ho raccolto racconti dal pubblico". L’omaggio a Lucio Dalla: "Mia madre cantava con lui, mi ha sempre ispirato".

Silvestri, un disco X dove immergersi non emergere

Silvestri, un disco X dove immergersi non emergere

Roma, 5 giugno 2023 – Cantastorie, prego. Nella sua nuova fatica – Disco X – Daniele Silvestri non si dimette da cantautore, ma sposta il gioco intellettuale dei contenuti dalla riflessione impegnata alla narrazione. Un ritorno del musicista romano, 54 anni, avallato dalle presenze di Giorgia, Frankie Hi Nrg, Franco 126, Fulminacci, i Selton, Wrongonyou, Davide Shorty, Eva Pevarello, Emanuela Fanelli. Ognuno col suo spazio, ma già tutti presenti in quella Intro X messa in apertura della versione cd come assaggio dei contenuti dell’album, sul mercato da venerdì prossimo. "Continuo a coltivare l’ambizione di pubblicare musica solo quando ha senso che esca e valga la pena di farla ascoltare – racconta – Eventualità che con l’avanzare degli anni do sempre meno per scontata".

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"Se faccio questo mestiere, lo devo proprio a Dalla. Da ragazza mia madre Emanuela, bolognese, cantava jazz con lui e Pupi Avati e per me è sempre stato un riferimento assoluto. Anzi, se un tempo nelle canzoni stavo attento a non somigliargli troppo, ora non me ne preoccupo più".

La X del titolo non è lì a caso.

"No, anche se a caso l’ho messa la prima volta. Quando iniziai a raccogliere sul mio computer spunti interessanti per un nuovo progetto, dovendo dare un nome alla cartella in cui archiviarli la chiamai ‘disco X’ perché al momento l’unica certezza era quella di aver iniziato a lavorare al mio decimo album".

E poi?

"Andando, avanti con le registrazioni, mi resi conto che in un album del genere quella X avrebbe avuto un senso compiuto. Innanzitutto, perché il disco rappresentava un’incognita, in quanto realizzato senza una meta precisa come quella inseguita invece da La terra sotto ai piedi, che se non è un ‘concept’ ci va vicino. Avevo solo voglia di leggerezza e un bisogno antico di rapportarmi in maniera istintiva con le parole".

Come le accadeva agli inizi.

"Già. Quanto a intenzioni trovo Disco X vicino a quelle del mio primissimo album, mai pubblicato: canzoni ispirate a Radici, lo sceneggiato televisivo attinto dal romanzo di Alex Haley, fatte ascoltare soltanto ai miei genitori. Stavano in un’audiocassetta spero tanto caduta nell’oblio".

Pure la scrittura di Disco X s’è rivelata abbastanza anomala.

"Mi sono concesso il lusso di portare in scena la costruzione di questo album eseguendone diverse parti nell’ultimo giro di concerti, così da completarlo con l’apporto del pubblico. Mi nutro di storie, perché tutti siamo fatti di storie da conoscere e scoprire. Così ho chiesto alla gente di raccontarmi le sue; ne ho ricevute tantissime, alcune strepitose, altre dolorosissime, altre ancora irraccontabili. Alcune avevano, però, il germe giusto per diventare canzone. E così è stato. Con mia minima partecipazione nel trasformare in rima quel che fino a quel punto era stato un racconto in prosa".

È il caso del singolo Tutta.

"Su quel pezzo mi ha fregato un libraio di Forlì, Paolo Poni, mandandomi al posto del testo alcuni suoi disegni. In uno di questi c’erano delle parole in forma di canzone, come chiarito pure dal titolo Appunti per una piccola canzone d’amore. Nell’enorme semplicità di quelle parole ho trovato una grande potenza, così, imbracciata la chitarra, trasformarle in un brano è stato semplicissimo".