Cantando emettiamo più droplet rispetto a quando parliamo
Cantando emettiamo più droplet rispetto a quando parliamo

Roma, 21 settembre 2020 - Canta che ti passa? In epoca di pandemia, più che altro è "canta che te lo passi" il virus. Nei mesi scorsi si sono registrati focolai sviluppatisi nei cori, tanto che alcuni paesi hanno imposto restrizioni alle attività di canto in gruppo, considerate serie occasioni di rischio di contagio. La University of New South Wales di Sidney ha approfondito come i droplet e gli aerosol, i veicoli di trasmissione del Coronavirus, si propagano nell'aria quando cantiamo.

In particolare, hanno realizzato un filmato ad alta velocità di una persona che canta le note della scala, utilizzando un particolare sistema di illuminazione per rendere visibili con chiarezza le "goccioline" sparse nell'aria. I ricercatori hanno riscontrato che alcune note in particolare, il do e il la, producono un'emissione copiosa, mentre le diverse consonanti ne modificano la direzione. In generale i droplet "da canto" sembrano persistere nell'aria più lungo di quanto non facciano quelli prodotti parlando.



"Cantare in gruppo in ambienti chiusi e poco ventilati può generare più areosol", spiegano i ricercatori, "Quando cantiamo, vocalizziamo a un volume più alto e spesso teniamo le note per un tempo più lungo. Nel caso di un gruppo di persone che cantano vicine in spazi ristretti per un'ora o più, ciò crea condizioni che possono incrementare la diffusione del SARS-CoV-2". Per i coristi il rischio di esposizione alla possibile presenza del virus potrebbe essere superiore anche rispetto alla presenza di una persona che starnutisce.

Come ridurre al minimo il pericolo, quindi? Secondo gli scienziati non basta adottare una singola precauzione, ma bisogna mettere in atto varie contromisure allo stesso tempo: distanziamento, esibizioni più corte, cantare all'aperto o in spazi ben ventilati, cantare a voce più bassa; è consigliabile che le persone che presentano condizioni di rischio (ad esempio malattie croniche) evitino del tutto di prendere parte ai canti di gruppo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases.