Lunedì 17 Giugno 2024
ELETTRA BERNACCHINI
Cinema e Serie Tv

Martin Scorsese: "Il film ‘Beau ha paura’ come ‘Barry Lyndon’ di Kubrick"

Il maestro ha definito il regista Ari Aster "una delle più straordinarie nuove voci del mondo del cinema", ma l'ultimo film con protagonista Joaquin Phoenix divide pubblico e critica

Una scena da 'Beau ha paura'

Una scena da 'Beau ha paura'

Beau ha paura’ di Ari Aster è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche italiane. Anticipato da un trailer visionario e dalle prime impressioni giunte da oltreoceano, il nuovo film che vede protagonista il premio Oscar Joaquin Phoenix ha suscitato diverse perplessità nella critica e incuriosito molto il pubblico. Al secondo giorno di proiezione, su Rotten Tomatoes l'indice di gradimento è già al 73%, mentre il tono delle recensioni è più o meno lo stesso ovunque: interessante, un po' inconcludente e troppo lungo (più di tre ore). Per il 36enne Aster, già regista di ‘Hereditary’ (2018) e ‘Midsommar’(2019), si trattava di una prova del nove per il suo stile che unisce l'estrema introspezione agli elementi più grotteschi dell'horror. Forse è ancora presto per dire se l'abbia superata o meno, di certo ha avuto un incredibile endorsment da un gigante del cinema, Martin Scorsese, che lo ha definito "una delle più straordinarie nuove voci del mondo del cinema".  

L'avallo di Martin Scorsese

Se il regista di ‘Taxi Driver’, ‘Quei bravi ragazzi’, ‘The Wolf of Wall Street’ e ‘The Irishman’, per dirne alcuni, paragona Ari Aster a Stanley Kubrick, qualcosa vorrà pur dire. A conquistare Martin Scorsese è stato lo sguardo unico, incisivo e pittoresco dell'esordiente. Se alla fine della prima proiezione del film la sala era divisa a metà tra chi applaudiva e chi disapprovava, il maestro del cinema 80enne non ha dubbi: la similitudine è con l'impatto dirompente che ha avuto ‘Barry Lyndon’. “Odiavo quel film – ha detto Scorsese durante un dibattito a New York – e vent'anni dopo non riesco a smettere di guardarlo. Come allora, è una questione di originalità". Pochi cineasti, secondo l'autore di ‘Casinò’, si sarebbero assunti in rischio di fare un passo del genere.  

La critica

L'altra faccia della medaglia è la critica cinematografica. Su ‘Beau ha paura’, il Guardian ha titolato: "Un'odissea verso il nulla. Oltre tre ore sull'infelicità di Edipo con Phoenix in una forma insolitamente noiosa". Per Rolling Stone Us, è il ‘Quarto potere’ dei film sui complessi materni: "Può essere la commedia più terrificante o l'horror più divertente del 2023". Il grande Richard Brody, dalla sua colonna sul The New Yorker, è: ‘Beau Is Afraid’, recensione: la colpa è della mamma, ma qualcuno ci spiega perché?". La reazione dei più nei confronti di questa "Divina Commedia" contemporanea ed estremamente ossessiva è confusa, sottolinea una certa incostanza nella narrazione e una generale sensazione di pretenziosità. Alla fine, però, conta il gusto individuale, e il pubblico sembra apprezzare sia l'idea del viaggio nell'abisso della psiche umana, sia l'interpretazione estrema e, come sempre, passionale di Joaquin Phoenix.  

La sinossi del film

Milquetoast Beau Wassermann, alias Phoenix, un pavido uomo di mezza età, vive ogni momento della sua vita come se fosse un incubo a occhi aperti. Alla vigilia della partenza per il viaggio che lo deve condurre a casa di sua madre, interpretata da Patti LuPone (‘American Horror Story’), attorno a lui scoppia il caos e il viaggio, passo dopo passo, diventa sempre più surreale, impossibile, spaventoso e stravagante. In fondo, ci si chiede: le cose accadono davvero, oppure nulla è mai successo? Il numeroso ed eclettico cast include Nathan Lane (‘Only Murders in the Building’), Amy Ryan (‘Il ponte delle spie’ e ‘Birdman’) e Parker Posey (‘Café Society’). L'approccio migliore, forse, è non aspettarsi niente e non cercare troppe spiegazioni una volta arrivati ai titoli di coda. Il punto è godersi l'esperienza, vivere gli alti e i bassi di questo calvario psichico insieme al personaggio di Beau: non esiste giusto o sbagliato, esiste solo il film.