di Stefano Marchetti C’erano una volta i mentori: consiglieri, maestri autorevoli, pigmalioni. E ci sono ancora. "Quando ero una cantante ancora giovanissima, ebbi la fortuna di poter firmare un contratto di registrazione. E fu un elemento decisivo per il mio sviluppo artistico e per la mia carriera", confida il mezzosoprano Cecilia Bartoli, la voce femminile italiana più famosa al mondo che ora si mette in gioco anche come talent scout: lancia i suoi ‘pupilli’ con una serie di album pubblicati dalla Decca, a cui lei appone il suo marchio, quasi un...

di Stefano Marchetti

C’erano una volta i mentori: consiglieri, maestri autorevoli, pigmalioni. E ci sono ancora.

"Quando ero una cantante ancora giovanissima, ebbi la fortuna di poter firmare un contratto di registrazione. E fu un elemento decisivo per il mio sviluppo artistico e per la mia carriera", confida il mezzosoprano Cecilia Bartoli, la voce femminile italiana più famosa al mondo che ora si mette in gioco anche come talent scout: lancia i suoi ‘pupilli’ con una serie di album pubblicati dalla Decca, a cui lei appone il suo marchio, quasi un sigillo di qualità, Mentored by Bartoli.

"Voglio dare agli artisti più giovani la possibilità di realizzare una registrazione in condizioni altamente professionali per lavorare sul repertorio, affinare la loro interpretazione e la loro tecnica, e farne tesoro per il futuro", aggiunge. Ha iniziato con il Contrabandista del tenore messicano Javier Camarena e ora punta su un altro mezzosoprano, la franco armena Varduhi Abrahamyan: oggi uscirà Rhapsody, l’album (di cui Cecilia Bartoli è produttore esecutivo) che celebra i 200 anni della nascita di Pauline Viardot, cantante, pianista e compositrice, sorella minore di Maria Malibran.

Nel disco, Varduhi (che ha debuttato al Met come protagonista in Carmen) vola da Brahms a Gounod a Saint-Saëns, e Cecilia duetta con lei in Viver io non potrò da La donna del lago di Rossini. Ad accompagnarla sono Les Musiciens du Prince - Monaco, l’orchestra creata proprio da Cecilia Bartoli che dal 1° gennaio 2023 assumerà la direzione artistica dell’Opera di Montecarlo.

"Con Varduhi avevamo lavorato insieme in una bellissima produzione dell’Alcina di Händel di Christof Loy all’Opera di Zurigo – ricorda la ‘mentore’ Cecilia –. E ho pensato che sarebbe stata l’interprete perfetta per un omaggio a Pauline Viardot: la voce di Varduhi è meravigliosa per tutto il repertorio, dal barocco al romantico". Anche la Viardot aveva promosso le carriere di musicisti, pittori e scrittori: era ammirata da Chopin e Clara Schumann, e alla sua epoca fu attiva promotrice della scena artistica, ma oggi forse non è ricordata come merita.

"Quando una professionista come Cecilia crede in te e nel tuo talento, fai del tuo meglio per soddisfare le aspettative più elevate", ammette Abrahamyan.

E come per dedicarle un portafortuna, Cecilia Bartoli ha scelto di incidere questo album non in uno studio asettico, ma nell’abbraccio affascinante del teatro Galli di Rimini che lei stessa ha inaugurato tre anni fa dopo il lungo restauro: "La famiglia di mio padre è di Rimini e io ho trascorso tante estati in Romagna. Effettivamente ho un legame affettivo con questo luogo – dice Cecilia Bartoli –. Sono tornata lo scorso anno e i rapporti con il teatro sono ottimi. Anzi stiamo già lavorando a nuovi progetti".