27 mar 2022

Caro Gianni, amico mio C’eri fin dal primo ciak

Pupi Avati: "Quella volta del pesto con Tognazzi"

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Magazine
Gianni Cavina in “Regalo di Natale“ (1986) di Pupi Avati: Cavina è morto ieri, a 81 anni
Gianni Cavina in “Regalo di Natale“ (1986) di Pupi Avati: Cavina è morto ieri, a 81 anni
Gianni Cavina in “Regalo di Natale“ (1986) di Pupi Avati: Cavina è morto ieri, a 81 anni

Pupi

Avati

Caro Gianni,

…e quella volta che in una pausa di Regalo di Natale hai perso con Haber trecentomila lire e te le ha chieste per tutto il film, e quella volta che a Bologna facemmo il nostro primo film, senza sapere come si facesse, e io invece di dire “motore” dicevo Ciak con i cinematografai romani che ci ridevano dietro, e quell’altra nella Mazurka che alle due di notte andasti a svegliare un fioraio di Cento perché Tognazzi voleva fare il pesto e ci voleva il basilico, e quella in cui molto più che ubriachi distruggesti una sala del ristorante Il Pellegrino, e quella in Bordella che ti “impiccasti” con i preservativi, e quei tanti pomeriggi di sceneggiatura con Antonio nell’ufficetto di Maurizio Costanzo a cazzeggiare, e la tua mirabile interpretazione dell’agente di Boldi in Festival che ti valse il Nastro d’argento, e quella gallina che sapesti fare nelle Strelle nel fosso che rimane uno dei momenti più poetici del nostro cinema, e quella volta che desti un cazzotto a Teddy Reno che ti fece perdere il sabato sera in TV, e quel magnifico sagrestano del Signor Diavolo che rese così inquietante il finale, e le mille cene da Il Lercio sulla ferrarese durante la Casa dalle finestre che ridono, e quelle lezioni da Checco Coniglio per poter interpretare il trombonista di Jazz Band, e le partite di calcio nella Rivincita di Natale con Abatantuono che non ti passava mai il pallone, e il superlativo padre della Ramazzotti nel Cuore grande delle ragazze, e l’orfano di Dancing Paradise che pretende di essere accompagnato in cielo dal padre da Carlo Delle Piane, e quella volta che convincemmo Moggi a prendere il tuo Fabrice nella giovanile della Juve, e quella volta che fosti quel nobile pazzo che terrorizzava Mozart in Noi tre, e quando telefonasti ad Antonio che stavi suicidandoti nella vita reale, mi ricordo quanto ti divertisti a fare il detective scemo in Tutti defunti, o quel nonno finto campione di biliardo negli Amici del bar Margherita, e quando facesti quell’inquietante autista della Sconfinata giovinezza, o il fratello di Loris nella Via degli angeli, o quando al Bandiera Gialla di Rimini con Hamburger Serenade trascorremmo una delle estati memorabili della nostra vita, e quando la tua Marie France se ne andò per sempre, e quella volta in cui il Buon Dio seppe provvedere facendo entrare Giovanna nella tua vita, e quella volta in Cinema!!!, e ancora quella volta pochi mesi fa in Dante in cui, pur di esserci, già provato nel fisico ti facesti condurre a Roma per interpretare con Castellitto una delle sequenze più evocative del film, e quella volta, Gianni, e ancora e ancora, quelle mille volte della nostra vita. Sono infinite e lo sai. Ogni “volta” ci ha fatto capire meglio e di più come si facesse questo cinema e quanto ci piacesse farlo. Grazie per non avermi mai lasciato solo.

Pupi

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