I pro e i contro della barriera per i portieri - Foto: ANSA/EPA/JUAN CARLOS HIDALGO
I pro e i contro della barriera per i portieri - Foto: ANSA/EPA/JUAN CARLOS HIDALGO

Quando gli avversari hanno l'opportunità di battere un calcio di punizione, non c'è portiere al mondo che farebbe a meno della barriera a protezione della porta. Ma d'altro canto gli si può anche ritorcere contro e diventare un handicap, se gli impedisce di vedere la traiettoria della palla. Per risolvere questo dilemma sportivo, un team della Queen's University Belfast ha provato a quantificare vantaggi e svantaggi del muro umano con un approccio scientifico.

Calci di punizione nella realtà virtuale

I ricercatori hanno creato un ambiente virtuale che riproduce la situazione calcio di punizione-portiere. Uno di essi, con un'esperienza passata da portiere, si è "calato" nella scena utilizzando un visore VR e guanti dotati di sensori per rilevare i movimenti delle mani in tempo reale. Il ricercatore-portiere si è quindi trovato a fronteggiare diversi calci di punizione simulati, con e senza la barriera.

I dati rilevati hanno confermato che, a barriera schierata e quindi senza poter vedere la traiettoria completa del pallone, il portiere inizia a muoversi con un certo ritardo rispetto a quando non c'è la barriera a ostruire la visuale. L'effetto negativo è risultato più marcato quando i tiri sono forti e veloci, richiedendo quindi tempi di reazione più rapidi, o quando la palla è angolata e il portiere deve tuffarsi con tutto il corpo. Lo svantaggio può essere ancora più sensibile in situazioni reali, quando dall'altra parte c'è un calciatore specializzato, capace di sfruttare la barriera a proprio vantaggio facendo passare la palla attorno al muro di giocatori o sopra la loro testa.

Contro Messi la barriera non serve

Tuttavia, i ricercatori si guardano bene dal consigliare di rinunciare sempre e comunque a schierare la barriera. È una questione di calcolo delle probabilità: i portieri dovrebbero valutare di volta in volta – in base alla distanza del punto di battuta, alla posizione centrale o più defilata e all'abilità dell'avversario – se la barriera offre chance concrete di fermare il tiro, oppure se è meglio riuscire a vedere il movimento del calciatore e la traiettoria della palla sfruttando ogni frazione di secondo per provare a respingere il tiro. Joost C. Dessing, uno degli autori dello studio, cita come esempio Lionel Messi: contro giocatori di quella abilità la barriera serve a poco, visto che raramente la colpiscono. Paradossalmente, potrebbe essere conveniente farne a meno proprio contro gli specialisti.



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