Mercoledì 22 Maggio 2024

La gioia della scoperta

Gianluca Zaccaria studia i grandi attori per migliorarsi: "Ma amo anche lanciarmi in nuove ed emozionanti avventure di vita " .

La  gioia della scoperta

La gioia della scoperta

Mentre è parco di parole sul futuro (i film ’Iddu’ con Elio Germano e Toni Servillo e ’Campo di battaglia’ con Alessandro Borghi, diretto da Gianni Amelio, entrambi in attesa di uscita), Gianluca Zaccaria racconta con dovizia di particolari come siano nati nel suo animo di bergamasco figlio di un medico calabrese e di una biologa molisana la passione per il cinema e quel precocissimo afflato verso la fuga da una dimensione provinciale per avventurarsi nel ventre della Capitale. "All’inizio temevo di comunicare in casa la mia scelta, ma poi ho trovato supporto non solo economico, forse perché questa mania dei film me l’ha trasmessa mio padre che tuttora va al cinema almeno un paio di volte la settimana".

Un ragazzo che sogna di fare l’attore com’è stato accolto a Roma?

"Il mio obiettivo era entrare al Centro Sperimentale e ci sono riuscito al secondo tentativo. Ho sempre identificato la città come il cuore del nostro universo cinematografico e quindi volevo misurare proprio lì quanto la mia idea di intraprendere questa strada corrispondesse a una possibilità reale. Il cambio di mentalità e di organizzazione della vita è stato impattante, però ho trovato la metropoli un contesto che ti fa sentire libero. Con Rona l’amore è sbocciato nel tempo ma adesso si è stabilito un legame viscerale".

Ambiente a parte, la road map professionale, veleggiando verso i 30, le pare abbia rispettato le sue ambizioni?

"Il percorso è in atto, mi sono tolto anche delle soddisfazioni come esordire in ’Tre piani’ di Nanni Moretti. Ma questo mestiere, si sa, è fatto di opportunità che non ti crei ma ti capitano. Di mio ho la volontà di tendere sempre al massimo e interfacciarmi con registi importanti mi ha formato tantissimo. Il cinema d’autore mi piace, lo seguo e poterne essere parte è una grossa fortuna".

All’esperienza cinematografica si è affiancata anche quella per la tv (’Il nostro generale’, ’Mameli’). Che cosa la gratifica di più?

"La prima e più viscerale passione è stata il cinema. Ritengo che concentrare una storia in un paio d’ore la faccia arrivare di più alla gente che guarda e che va consapevolmente fuori proprio per vedere quel prodotto. Nelle serie tv ci si può inciampare anche un po’ per caso. In curriculum mi manca il teatro che sto cercando di far entrare tra le mie esperienze per l’intensità che trasmette il contatto diretto col pubblico".

Qual è il ruolo di cui, finora, va più fiero?

"Sono molto legato a Roberto Peci, il brigatista pentito che interpretavo in ’Il nostro generale’. E’ stata una bella sfida e anche un onore vestirne i panni così come lo è stato recitare accanto a mostri sacri come in ’Iddu’. Però non c’è ancora stato un ruolo che mi abbia effettivamente cambiato la vita anche se la fama non è il mio traguardo. La priorità è poter ottenere ruoli stimolanti. Spesso peraltro i personaggi più belli appartengono a storie raccontate magistralmente come mi è capitato di vedere recentemente in ’La zona d’interesse’ di Jonathan Glazer. Amo il cinema d’autore perché adoro individuare lo sguardo di chi gira e dirige sulla vicenda narrata".

Chi le innesca lo spirito d’emulazione?

"Daniel Day-Lewis. Ne approfondisco l’approccio attoriale, convinto che studiare gli altri attori, i grandi attori, serve a imparare a mia volta. Apprendere e fare mio, ovviamente, sennò è una banale scopiazzatura".

Cos’altro le piace fare nella vita?

"Divertirmi senza farmi troppi problemi, frequentare gli amici - sono single -, ma soprattutto vedere e conoscere cose nuove. Il trasferimento a Roma fu spaventoso ma entusiasmante, però già penso di andare altrove. Berlino, Londra, Parigi, per un’esperienza di vita che mi obblighi a nuove dinamiche. Sono di fondo una persona inquieta, curiosa, energica, sempre tesa a cogliere sfumature di vita sconosciute".

Oltre la famiglia chi deve ringraziare per aver coronato il sogno di recitare?

"Un’insegnante del liceo scientifico, Giuliana Durè, che mi ha appassionato alle materie scolastiche, le sue erano quelle umanistiche, facendomele vivere non come imposizione ma come veicolo di cultura. E poi, al Centro Sperimentale, quel professore che mi disse: “Vai e fidati, vedrai che ce la farai“".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro