Claudio Baglioni
Claudio Baglioni
Fatto interamente a mano. Claudio Baglioni ci tiene che il suo sedicesimo album in studio In questa storia che è la mia, sul mercato da venerdì, goda dell’imprimatur di un alto artigianato. Anche perché con le sue sonorità Anni 70 e le strizzate d’occhio alla stagione di Oltre, questa nuova prova sembra voler rimarcare il grande avvenire dietro le spalle che fa del cantore della maglietta fina l’ultimo vero divo della canzone italiana. Presenterà tutto giovedì sera alle 21 su RaiPlay e Rai Radio2. Dal precedente ConVoi sono passati 7 anni. Claudio dice che il lavoro su queste 14 nuove canzoni (a cui si aggiungono un’ouverture, 4 interludi piano e voce, e il finale dando vita ad una piccola opera pop) gliene ha portati via 3, ma nei rimanenti 4 non...

Fatto interamente a mano. Claudio Baglioni ci tiene che il suo sedicesimo album in studio In questa storia che è la mia, sul mercato da venerdì, goda dell’imprimatur di un alto artigianato. Anche perché con le sue sonorità Anni 70 e le strizzate d’occhio alla stagione di Oltre, questa nuova prova sembra voler rimarcare il grande avvenire dietro le spalle che fa del cantore della maglietta fina l’ultimo vero divo della canzone italiana. Presenterà tutto giovedì sera alle 21 su RaiPlay e Rai Radio2. Dal precedente ConVoi sono passati 7 anni. Claudio dice che il lavoro su queste 14 nuove canzoni (a cui si aggiungono un’ouverture, 4 interludi piano e voce, e il finale dando vita ad una piccola opera pop) gliene ha portati via 3, ma nei rimanenti 4 non è rimasto certo con le mani in mano, viste le due tournée, il progetto Capitani Coraggiosi in condominio con Gianni Morandi e, soprattutto, due Festival di Sanremo nei panni di direttore artisticoconduttore. Mina s’era candidata a succederle, ma - fa notare il figlio Massimiliano - nessuno l’ha chiamata.

Lei come la vedrebbe in quel ruolo?
"Benissimo. Il gran gusto e quel rapporto con la canzone libero da qualsiasi pregiudizio la rendono una candidata ideale. L’unica controindicazione è data dal fatto che a Sanremo il direttore artistico non stappa solo lo spumante, ma porta pure i tramezzini e fa un lavoro quotidiano che va ben oltre la parte strettamente musicale".

Vale a dire?
"Io ho incontrato sindacati, maestranze, funzionari e categorie con cui mai avrei immaginato di dovermi confrontare. Questo aspetto non so quanto potrebbe essere compatibile con Mina. Lei, comunque, potrebbe avere una direzione artistica tout-court lasciando il resto delle mansioni a qualcun altro".

E lei lo rifarebbe una terza volta?
"Mah. Ero in dubbissimo il primo anno e molto più che in dubbissimo il secondo. Alla fine, dissi sì perché il direttore generale Mario Orfeo trasferì a casa mia mezza Rai dando vita ad un’unità di crisi mossa da un unico fine: convincermi. Fare Sanremo è un lusso e, in quanto tale, ne devi usufruire pocose no che lusso è? Potrei tornare da ospite, ma come mi ha fatto notare qualcuno non si può uscire papi e rientrare cardinali".

Meglio, dunque, lavorare ad un progetto articolato come questo che, con un termine un po’ obsoleto, potremmo definire un ’album concept’.
"Mi sono messo all’opera con l’idea di realizzare un albumracconto figlio di altri due miei dischi precedenti come Oltre e Strada facendo. Un album di suoni veri, arrangiato da Celso Valli e Paolo Gianolio. Tutto per recuperare quella incisività che il tempo, con l’esperienza e l’eleganza portata in dote, a volte può finire un po’ per allentare".

Gli anni più belli figura nella colonna sonora dell’omonimo film di Muccino.
"Quando Gabriele venne a chiedermi il permesso di usare due miei pezzi all’interno del film e mi raccontò la trama, gli dissi che stavo scrivendo un pezzo con dentro un calendario di vite simile al suo intitolato Gli anni più belli. Glielo feci sentire e lui si prese canzone e titolo. Ho sempre avuto un’invidia incredibile dell’arte cinematografica, perché un cineasta può usare più linguaggi tutti assieme".

Un regista vicino alle sue corde?
"Adoro Terry Gilliam e quel suo mondo fantastico senza tempi né spazi ben definiti. All’inizio del disco, il brano Altrove e qui evoca un po’ questo non luogo. Una volta il fotografo Guido Harari mi ha raccontato l’aneddoto (non so quanto vero) secondo cui Bob Dylan, insofferente al fatto che quelli del suo entourage sapessero sempre dove si trovasse, per un certo periodo aveva iniziato a farsi dare in ogni albergo dove passava la notte cinque camere diverse, scegliendo solo all’ultimo quella in cui dormire così da non esistere almeno per qualche ora. Straordinario".