Il petauro maggiore, un marsupiale planante che vive in Australia - Foto: Steven Kuite
Il petauro maggiore, un marsupiale planante che vive in Australia - Foto: Steven Kuite

L'Australia brulica di animali potenzialmente letali: ragni, rettili, squali e addirittura uccelli. In compenso offre anche un abbondante campionario di mammiferi adorabili: il koala in primis, ma ci sono anche i non meno simpatici marsupiali volanti. Adesso il gruppo si è arricchito di due nuove specie, identificate dai ricercatori dell'Università James Cook, dell'Università Nazionale Australiana, dell'Università di Canberra e dell'istituto CSIRO.

Il protagonista della storia è il petauro maggiore (Petauroides volans), un marsupiale notturno che vive nelle foreste di eucalipto lungo la costa orientale del continente. È grande come opossum ed è capace di planare fino ad altezze di cento metri. Secondo la classificazione ufficiale, finora rappresentava l'unica specie del genere Petauroides; tuttavia, le popolazioni di zone diverse presentano differenze sia nelle dimensioni sia nella morfologia. Da qui il sospetto che qualcosa non tornasse, tanto che da tempo è stata avanzata l'ipotesi che potesse trattarsi di più specie, e non di una sola. Mancava però una conferma inequivocabile, che i ricercatori hanno finalmente ottenuto attraverso l'analisi del DNA di vari esemplari.

Hanno così identificato tre specie distinte: il già noto Petauroides volans e poi, freschi di battesimo, il Petauroides armillatus e il Petauroides minor. Abitano rispettivamente nella parte sud dell'Australia orientale, in quella centrale e in quella nord. La nuova classificazione va ad arricchire la già prospera biodiversità del paese, ma al tempo stesso fa emergere un problema: "La suddivisone del petauro maggiore in tre specie riduce la distribuzione, che si pensava diffusa, della specie originale", spiega Kara Youngentob, una delle ricercatrici; "Ciò aumenta la preoccupazione per la conservazione di questo animale ed evidenzia la mancanza di informazioni sulle due nuove specie".

Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.


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