Andrea Roncato, com’era il suo ritratto di famiglia in un interno? "Molto semplice. Mio padre era sagrestano in Santa Maria Maddalena a Bologna. Abitavamo nell’appartamento di fianco alla chiesa, il parroco era un cugino di mia madre. Avevamo un giardino con galline, cani, canarini... Ho sempre avuto la passione degli animali. Adesso abito fuori Roma e ho tre gatti, quattro cani, un coniglio, un tacchino, un gallo, due galline e due cavalli, che però tengo al maneggio". E al figlio del sagrestano come viene l’idea di voler fare spettacolo? "Era il mio sogno fin da piccolo. In chiesa suonavo l’organo, e desideravo diventare organista". Primi esordi alle feste dell’Unità... "C’erano anche quelle dell’Amicizia, della Dc, però di meno, le prime file erano piene di suore. Bisognava un po’ censurarsi. Ma alla fine raccontavo anche qualcosa sul sesso, e le suore ridevano come matte". Quindi l’incontro con Sandra e Raimondo. "Quando andavamo a Roma dormivamo a casa loro. Raimondo ci prendeva in giro di continuo ma alla mattina mi faceva trovare sul comodino il ‘Carlino’ con l’edizione di Bologna". Divenne famoso con la gag della ‘mamma’. Come nacque? "Ho vissuto in una famiglia matriarcale, mamma, zie, nonna, cugine. Alla fine mi sono...

Andrea Roncato, com’era il suo ritratto di famiglia in un interno?

"Molto semplice. Mio padre era sagrestano in Santa Maria Maddalena a Bologna. Abitavamo nell’appartamento di fianco alla chiesa, il parroco era un cugino di mia madre. Avevamo un giardino con galline, cani, canarini... Ho sempre avuto la passione degli animali. Adesso abito fuori Roma e ho tre gatti, quattro cani, un coniglio, un tacchino, un gallo, due galline e due cavalli, che però tengo al maneggio".

E al figlio del sagrestano come viene l’idea di voler fare spettacolo?

"Era il mio sogno fin da piccolo. In chiesa suonavo l’organo, e desideravo diventare organista".

Primi esordi alle feste dell’Unità...

"C’erano anche quelle dell’Amicizia, della Dc, però di meno, le prime file erano piene di suore. Bisognava un po’ censurarsi. Ma alla fine raccontavo anche qualcosa sul sesso, e le suore ridevano come matte".

Quindi l’incontro con Sandra e Raimondo.

"Quando andavamo a Roma dormivamo a casa loro. Raimondo ci prendeva in giro di continuo ma alla mattina mi faceva trovare sul comodino il ‘Carlino’ con l’edizione di Bologna".

Divenne famoso con la gag della ‘mamma’. Come nacque?

"Ho vissuto in una famiglia matriarcale, mamma, zie, nonna, cugine. Alla fine mi sono accorto che le mamme dicevano sempre le stesse frasi... ‘questa casa non è un albergo’, ed erano tutte gelosissime dei figli maschi. Un personaggio universale".

Forse è per questo ambiente femminile che si è trovato ad amare molte donne?

"Ogni tanto mi chiedono quante donne ho avuto. Ma trovo squallidi quelli che si mettono a contarle, come se fossero collezionisti di orologi. Ho fatto molti film con belle donne, e il pubblico pensava che fossi fidanzato con tutte. Qualche volta è capitato, ma non sempre".

Di Moana Pozzi si sa.

"L’ha scritto lei nel libro. Come compagno di letto mi ha dato un bel 7. Quando un giorno ho incontrato De Niro gli ho detto: tu sarai anche una star internazionale, ma a me Moana ha dato 7, a te solo due e mezzo".

Possiamo parlare della cocaina? Lei è uno dei pochissimi ad aver ammesso di averne fatto uso.

"L’ho dichiarato perché volevo dare un messaggio ai ragazzi: ‘Io l’ho provata, e ho scoperto che è una grande cagata’. Volevo trasmettere ai ragazzi un messaggio positivo. Invece sono diventato Andrea che era entrato nel tunnel della droga. Ma quale tunnel? Per due anni ho frequentato gente che ne faceva uso, e allora la prendevo anche io. Ma capitavano cose assurde: magari ti trovavi a letto con due donne e scoprivi che avevi dormito tutto il tempo. La cocaina ti spinge a sentirti padrone del mondo, a fare cose fuori del normale che poi invece sono soltanto delle str... Così un giorno ho detto basta. Ci ho messo cinque secondi a smettere. Quando mi hanno chiamato quelli con cui uscivo, ho detto no. Ed è finita lì. Adesso non mi faccio neanche le canne, perché non ho mai fumato e non so aspirare. La gente mi conosce come quello che tira di coca, nessuno sa per esempio che mantengo due canili".

Lei non è bellissimo ma...

"Mi permetto di dissentire".

Allora diciamo che non è Alain Delon.

"Una volta sono stato a cena proprio con Alain Delon. Era ospite di ‘Grand Hotel’ e alla fine della trasmissione io e Gigi gli abbiamo chiesto se voleva venire a cena con noi. L’uomo più bello che abbia mai visto in vita mia. Così siamo andati al ristorante, e sa che giorno era? Quello del suo cinquantesimo compleanno! Da allora in quel locale godo di grande reputazione: qualche donna mi si è offerta per il semplice motivo che mi aveva visto al tavolo con lui".

Allora lei è bello ma non come Alain Delon... Come ha fatto a conquistare tante donne?

"La parola conquista non mi piace. Cos’è, un territorio da espugnare durante la guerra? E poi sono sempre le donne che scelgono. Anche quando pensi di averne ‘conquistata’ una, in realtà sei stato abbastanza intelligente da capire che era conquistabile".

Il momento più imbarazzante della sua vita?

"Ero a cena con una ragazza che mi piaceva moltissimo. Ma avevo mangiato minestra di fagioli, uva... Insomma ero pieno d’aria e non ce la facevo più a trattenermi. Allora le ho fatto fretta, l’ho portata a casa velocemente senza neanche fermarmi sotto casa un secondo per salutarla. Chissà cos’avrà pensato. Sono scappato di corsa in albergo dove dormivo in stanza con Gigi, che dormiva. Sono entrato e finalmente mi sono liberato, senza più trattenermi. La faccia di Gigi, svegliato di soprassalto da quei rumori, non la dimenticherò mai."

A cosa è sopravvissuto?

"A tanti momenti bui. Momenti in cui c’è meno lavoro. L’importante è credere in te stesso, darsi sempre da fare. Oggi per fortuna va molto bene. ‘Sotto il sole di Riccione’ ha avuto 80 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Ho lavorato anche in Francia, con le due stagioni di ‘La mitomane’".

Com’è il suo rapporto coi soldi?

"Un rapporto molto distaccato. Sono un generoso. Se vado in un negozio a prendermi un maglione di cachemire e vedo qualcuno che lo guarda, lo prova, ma poi non lo compra, allora ne prendo due e uno glielo regalo.I soldi sono fatti per essere spesi".

Cosa ha comprato con i primi guadagni?

"Un’auto a mio padre. Aveva vissuto tante umiliazioni, al bar lo prendevano in giro, ‘tu sei quello che ha un figlio cretino che vuol fare l’attore’. Quando sono diventato conosciuto si è preso qualche rivincita. Andava al bar e diceva: oggi ha telefonato Pippo Baudo, Ornella Muti. Era appassionato di motori tedeschi, aveva una Bmw 500 che teneva come un gioiello, e un Maggiolino. Il giorno del suo compleanno gli ho fatto trovare fuori di casa una Bmw 316 nuova, infiocchettata con un nastro".

Lei ha lavorato molto con Paolo Villaggio.

"Un genio, ma anche uno capace di prendere l’aereo per andare da Roma a Viterbo. Alla fine di una serie tv organizza una grande festa con tutto il cast e la troupe. Una festa meravigliosa, con i fuochi d’artificio. A un certo punto dice: sono stanco, vado a casa. Alla fine della serata abbiamo scoperto che ci aveva lasciato il conto da pagare. Un’altra volta si presenta a una cena con una bella ragazza. Alla fine mi dice: vado a casa, puoi accompagnarla tu? Ma certo, rispondo io. Quando saliamo in macchina lei mi fa: guarda che mi devi le 600mila lire che mi aveva promesso Paolo. E io ho pagato".