di Marco

Mangiarotti

Gira il nastro di “Una canzone d’amore buttata via”, il singolo messo da Vasco Rossi in bottiglia per il 2021 e la prima reazione è un sorriso. "Non lasciarmi andar via, non lasciare che sia una stupida storia, una notte ubriaca, una sola bugia". Roba da musicassette anni ‘70. "C’è già Umberto Tozzi – pensava allora – le mie (poche) canzoni d’amore sono diverse".

Vasco gioca con quel linguaggio del pop e lo riporta sul palco per una normale canzone d’amore, normale per Vasco però. Nei parcheggi di quei primi album, ma nella parte del non cantato e mai detto, in un lento implacabile. Inaudito. Persino un coretto e l’idea minimal di un’orchestra sanremese, arrangiata da Celso Valli, finché non erompe un chitarrone rock che finisce in distorsione aperta, come nella normalità di un suo concerto. Poi c’è il senso contemporaneo delle cose che non possiamo permetterci di perdere. "Sembra strano anche a me, sono ancora qui a difendermi e... hai ragione pure te le mie scuse sono inutili, ma non posso stare senza dirtele. Sembra strano anche che io non possa più proteggerti...". Una coppia con la porta chiusa e la televisione spenta, il telefonino scarico. La paura e l’incertezza fuori. Le finestre aperte sull’anno che verrà. Scritta con Saverio Grandi e Saverio Principini.