La basilica senza materia di Siponto

Accanto a Santa Maria Maggiore, gioiello del Romanico pugliese, la chiesa fantasma. A riportarla in vita ci pensano le gigantesche reti metalliche installate da Edoardo Tresoldi

La chiama Materia Assente, e per riportarla in vita si affida a gigantesche reti metalliche. Risultato: forme e volumi che inglobano il paesaggio e diventano architettura. O, se si preferisce, sculture viventi che invitano presente e passato allo stesso banchetto. L’idea è frullata in testa all’artista lombardo Edoardo Tresoldi, al quale piace giocare con la trasparenza per dare forma e sostanza a ciò che non c’è più. Per averne un’idea tangibile è consigliabile fare un giro a Siponto, frazione di Manfredonia, in provincia di Foggia, dove da qualche anno, e per la precisione a partire dal 2016, nel Parco archeologico di quella che era stata un’importante città romana e medievale Tresoldi ha lasciato la sua firma, ricamando sulle rovine di un’antica basilica paleocristiana risalente al VI secolo d.C. (che era, tra le altre cose, la versione ‘aggiornata’ di una struttura di un secolo precedente) un corpo nuovo.

Quattromilacinquecento metri di rete metallica, per un peso di sette tonnellate, e 14 metri di altezza: questi i numeri della cosiddetta ‘basilica fantasma’, che oggi rivive nella sua scenografica bellezza. Il progetto, commissionato dal ministero del Turismo, è costato 900mila euro (a fronte dei 3,5 milioni spesi per lo stanziamento del Parco archeologico sipontino). E si inserisce in un contesto molto particolare. Difatti Siponto, soprannominata ‘la Ravenna del Sud’ per via delle sue chiese impreziosite da magnifici mosaici, fu flagellata da invasioni, punizioni esemplari (come quella inflittale, nel 1155, dalle truppe normanne di Guglielmo I, detto il Malo, a causa di una ribellione) e terremoti, lasciando però intatto il marchio del suo passato glorioso nella suggestiva ed enigmatica basilica di Santa Maria Maggiore, un autentico gioiello del Romanico pugliese.

Edificato nel XII secolo, l’edificio fu modificato più volte e ospita due chiese sovrapposte. ‘Una Kaaba di pietra bianca’ (così Nino Lavermicocca in Puglia Bizantina, Capone editore) alla quale fu successivamente aggiunta una seconda abside e che presenta non poche influenze orientali, soprattutto per via della pianta quadrata, con coronamento a cupola, e delle finestre a losanga sulle arcate cieche che adornano la bella facciata. Per molto tempo la struttura ha giganteggiato nella sua solitudine, consolata dalle rovine della chiesa paleocristiana che le si trovava a fianco. Fino al 2016, quando è intervenuta la mano di Tresoldi. Non a caso, l’installazione permanente ha come sottotitolo ‘Dove l’arte ricostruisce il tempo’ e, grazie alla tecnica dell’elettrosaldatura, si libera scenograficamente nello spazio completando un mosaico ideale di forme. E le soddisfazioni non sono mancate: Tresoldi ha infatti ricevuto la Medaglia d’Oro all’Architettura italiana, il premio più prestigioso di Architettura italiano istituito dalla Triennale di Milano in collaborazione con il Mibac. Ma la basilica fantasma è stata inserita anche tra le 10 installazioni più belle al mondo del 2016 dal magazine di architettura Designboom.

SALENTO

La scéblasti, tipica di Zollino. Un succulento pane condito

Il pasticciotto, la puccia, le frise di Lizzanello, va bene. Ma se andate in Salento, e in particolare a Zollino, nel Leccese, non potete perdervi la scèblasti (parola grika che significa senza forma e non per caso: Zollino infatti fa parte di una suggestiva repubblica linguistica ellenica tutta da scoprire), che si presenta all’occhio come un succulento pane condito (con olive nere, zucca gialla, zucchine, pomodori, cipolle, capperi e talvolta anche il peperoncino). Una volta era consuetudine preparare l’impasto a casa e portarlo nei forni collettivi. Le scéblasti erano infatti cotte tra una puccia e una frisa.

SAMMICHELE DI BARI

La focaccia fatta a libro

La focaccia a libro (‘fecazze a livre’ in dialetto locale) è uno dei prodotti tipici di Sammichele di Bari, grazioso borgo del Barese famoso anche per la caratteristica zampina, una gustosissima salsiccia arrotolata a mo’ di spirale. E a spirale è anche questa particolare focaccia. Il nome deriva appunto dalla chiusura, a libro, della sfoglia: soffice e bianca all’interno, all’esterno si mantiene croccante e ha una colorazione tendente al cioccolato. Chi volesse assaggiarla può farlo soprattutto a settembre, durante la sagra che la omaggia. Ma niente paura: la si può gustare comunque tutto l’anno.

FOGGIA

I cavallucci di Monte Sant’Angelo

Se vi capita di passare a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, è obbligatorio visitare il famoso santuario, patrimonio Unesco, che ospita la magnifica Grotta di San Michele. Anche il palato, però, vuole la sua parte. E allora, vale la pena di assaggiare i cavallucci di pasta filata di caciocavallo podolico, accompagnati da penne di gallo rosse colorate. Qualche tempo fa i cavallucci si vendevano proprio nei pressi del santuario, ma i fanatici del gusto possono comunque mettersi alla ricerca di questa autentica delizia locale, con buone possibilità di portarne a casa qualcuno.