Juneau (Alaska), 13 gennaio 2020 - A 30 anni, Tyson Steele aveva voglia d'avventura. Ma l'idea di vivere da solo in una capanna sperduta nel gelo dell'Alaska, a Susitna Valley, da sogno un po' matto è diventato incubo: il suo rifugio è andato a fuoco e lui è riuscito a sopravvivere - ma solo per miracolo - per tre settimane, fino a che è stato tratto in salvo. Almeno può raccontarli, i suoi 23 giorni vissuti al limite delle possibilità umane. E chissà, forse tra qualche tempo riuscirà a immaginarsi come un novello DiCaprio in 'Revenant'.

L'Sos scritto nella neve

Il video dei soccorritori, girato dall'elicottero, sembra tratto da un film: si vede un omino nero perso nel candore della neve che si sbraccia - con movimenti lenti e faticosi - attorno a un enorme 'SOS' scritto nella coltre gelida, con le lettere annerite dalla cenere affinché risaltassero. Era il suo unico modo per chiedere aiuto, dopo che tutto, nella sua avventura nel gelo, era andato storto. E quella trovata l'ha salvato.

L'idea di vivere a contatto con la natura insieme al suo cane Phil, un labrador color cioccolato, gli era sembrata grandiosa, a settembre. Fino a metà dicembre non andava male: nella sua baracca di assi di legno e tela cerata nel bel mezzo del nulla - acquistata da un reduce del Vietnam - aveva cibo a sufficienza, munizioni, un fucile; e poteva scaldarsi con una stufa. Per la compagnia aveva Phil. Ma il 17 o il 18 dicembre (senza rapporti col mondo civilizzato è difficile essere precisi con le date) il suo mondo di ghiaccio è esploso all'improvviso. Ha fatto un'imprudenza: ha infilato nella stufa un grosso pezzo di cartone e la fiammata ha lanciato una scintilla attraverso il camino che è atterrato sul tetto. "Sapevo che non avrei dovuto farlo", ammette  ora Tyson.

L'incendio della baracca di assi

Il resto del racconto sembra trascinarti nell'inferno: quella scintilla ha propagato le fiamme mentre dormiva, e Tyson s'è svegliato all'interno di un forno crepitante: è riuscito a infilarsi giaccone e stivali e a scappare fuori, mentre la tela cerata faceva piovere dal soffitto "goccioloni infuocati di plastica". Tutto era fuoco e fumo, ma il giovane ha fatto avanti e indietro per recuperare un paio di coperte, il fucile e qualche scatoletta.

Poi le munizioni dell'arma (ne aveva portate a centinaia) e un serbatoio di propano sono scoppiati a contatto con le fiamme: "Era come stare in una zona di guerra", ha dichiarato Steele. Ma il paggio è stato sentire i latrati disperati di Phil, intrappolato nella baracca in fiamme. "Credevo fosse riuscito a fuggire - è il racconto - invece era rimasto dentro... Ero isterico dal dolore, mi sentivo come se qualcuno mi avesse strappato un polmone".

La sopravvivenza e il salvataggio

Le fiamme erano più forti della neve: inutile spalarla sulle braci, la baracca non è riuscito a salvarla. Così prima Tyson si è costruito una grotta di neve - come facevano i cani da slitta nel 'Richiamo della foresta' - poi si è fatto una sorta di tenda con i resti della tela cerata della baracca: ha innalzato una cupola intorno alla stufa a legna, sopravvissuta all'incendio, che alimentava con corteccia d'albero.

Qualcosa di commestibile era rimasto, ma molte lattine si erano spalancate dal gran caldo e tutto il cibo "aveva un sapore orribile, era come mangiare plastica bruciata". Tyson è uno che sa arrangiarsi, racconta adesso ("Ho visto molti video di YouTube", precisa), ma certo non sarebbe durato a lungo se i suoi familiari, preoccupati per i lunghi giorni senza contatti, non avessero chiesto aiuto alle autorità dell'Alaska. Che per fortuna sono riuscite a rintracciarlo e a salvarlo.

Che farà, adesso? Il suo sogno è diventato molto meno avventuroso: "Andrò dalla mia famiglia nello Utah - assicura - Hanno un cane, per me può essere una terapia".