L'asta del tonno a Tsukiji

Tokyo, 5 ottobre 2018. Anche Jiro Ono, l'inflessibile chef considerato il re del sushi, sabato 6 ottobre probabilmente verserà una lacrima per Tsukiji. Lo storico mercato del pesce di Tokyo, infatti, chiuderà dopo 83 anni di attività. Nel tempo era diventato una tappa obbligata per i turisti di tutto il mondo, disposti ad alzarsi nel cuore della notte per essere tra i 120 fortunati che ogni giorno sono ammessi all'asta del tonno, una sorta di danza ipnotica, ritmata dalle incessanti urla dei battitori. Per il Giappone e non solo è la fine di un'era. Centinaia di mercanti del pesce sono pronti a fare ami e bagagli e a trasferirsi in un nuovo scintillante centro, costato la bellezza di 5 miliardi di dollari. Ma se Tsukiji occupava un luogo simbolo della capitale, nel cuore di Ginza, il nuovo mercato del pesce sorgerà a Toyosu, sulle ceneri di una centrale del gas. Sebbene la distanza tra la vecchia e la nuova struttura non sia enorme, oltre l'80% dei lavoratori si è detto contrario al trasloco.

“Sono devastato. Sono cresciuto tra questi capannoni e – spiega Arai, mercante di 45 anni, alla Reuters – sento che perderemo un pezzo della nostra storia quando lasceremo questo posto”. Non sono solo le questioni logistiche a preoccupare, molti operatori temono che i loro prodotti possano finire per restare contaminati, visto che il gas negli anni ha comunque saturato il terreno. Il Comune, che ha deciso di chiudere Tsukiji perché le condizioni minime di igiene e sicurezza erano a rischio, ha garantito che la bonifica della nuova area è stata effettuata a regola d'arte, ma in molti lo stesso non si fidano, visto che nel 2016 le analisi effettuate su alcune zolle hanno rilevato tracce di sostanze tossiche.

In un ultimo e disperato tentativo per posticipare il trasloco (di cui si parla ormai dal 2011), 56 mercanti hanno citato in giudizio la città di Tokyo, chiedendo alla corte di decidere entro sabato se fermare o meno il trasferimento. Se non dovessero esserci ritardi, giovedì 11 ottobre Toyosu aprirà ufficialmente i battenti al pubblico. “Temiamo che i clienti – fa notare Arai – non ci seguiranno. Molti mi hanno già detto che il nuovo mercato per loro è troppo scomodo da raggiungere e compreranno il pesce in negozi più vicini ai loro ristoranti”. Oltre al calo degli affari, i mercanti sono spaventati dal costo del trasloco e dal dover comprare nuovi frigoriferi e congelatori. Anche la nuova logistica, considerata poco pratica, è fonte di preoccupazione.“In una giornata tipo – specifica Bloomberg – oltre 1.628 tonnellate di pesce passano da Tsukiji, per un valore di circa 14 milioni di dollari. Tra le bancarelle si possono trovare 480 specie e altri 270 prodotti tipici”.

E così le proteste negli ultimi giorni si sono intensificate. Sabato scorso 300 pescatori e attivisti hanno occupato pacificamente il vecchio mercato, cantando “No a Toyosu” e brandendo striscioni contro il trasloco forzato. Alcuni turisti, incuranti della pioggia, si sono uniti al corteo. “Avevamo fatto di Tsukiji un brand forte e riconosciuto. Ora – attacca Kiyoshi Kimura, proprietario della più grande catena di sushi del Giappone, e famoso per esseri aggiudicato nel Capodanno del 2013 un tonno pinna blu alla bellezza di 1,76 milioni di dollari – stiamo cercando di distruggerlo”. I progetti per il vecchio mercato, che diventerà un parcheggio per le Olimpiadi del 2020, non convincono i 40mila operatori che ogni giorno frequentano i capannoni del pesce fresco. “Al Comune – conclude Kimura – interessano solo i soldi”.