Washington, 5 marzo 2018 - Donald Trump è pronto a escludere Messico e Canada dai nuovi dazi annunciati su alluminio e acciaio, se i tre Paesi troveranno un accordo su un nuovo Nafta, l'intesa commerciale tra i tre Paesi nordamericani. "Non cederemo sulle tariffe" ha detto il presidente Usa. (Il Nafta è un trattato di libero scambio commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico).

DAZI O NEO NAFTA - "Abbiamo pesanti deficit commerciali con il Messico e il Canada. Il Nafta, che è in fase di rinegoziazione in questo momento, è stato un pessimo affare per la relocalizzazione massiccia delle aziende e dei posti di lavoro americani. I dazi su acciaio e alluminio usciranno solo se sarà firmato un nuovo accordo Nafta", ha scritto su Twitter Trump. Poi ha esortato i due Paesi: "Il Canada deve ... trattare molto meglio i nostri agricoltori, è troppo restrittivo. Il Messico deve fare molto di più per fermare l'ingresso della droga negli Stati Uniti. Non hanno fatto quello che deve essere fatto. Milioni di persone sono tossicodipendenti e muoiono". 

Ieri Kevin Brady, influente deputato repubblicano, aveva dichiarato che dai dazi dovrebbero essere esclusi Canada e Messico per non esacerbare le tensioni commerciali con i due Paesi vicini. Anche lo speaker della Camera teme una guerra commerciale. Paul Ryan è "estremamente preoccupato" per la possibilità di una guerra commerciale e preme sulla Casa Bianca affinché torni sui propri passi e non vada avanti con i dazi sull'acciaio e l'alluminio. "La riforma delle tasse ha dato una spinta all'economia e non vogliamo certamente mettere in pericolo questi progressi".

Donald Trump ha parlato dei dazi sull'importazione di acciaio e alluminio anche con Theresa May, durante una telefonata. Fonti della White House fanno sapere che i due leader hanno discusso anche degli "sforzi di Trump di garantire un commercio equo e reciproco", come pure del lavoro della May sui negoziati per la Brexit. Ma secondo quanto rivela il quotidiano The Times, la May ha espressamente chiesto a Trump di "non lanciare una guerra commerciale". 

RUSSIAGATE - Il procuratore speciale Robert Mueller non si ferma e sta portando avanti la scomoda inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Secondo il sito politico Axios ci sarebbe una lista di dieci persone, incluso il presidente americano Donald Trump, al vaglio del procuratore. Il mese scorso Mueller avrebbe richiesto ad un testimone, la cui identità non viene rivelata, di consegnare tutte le comunicazioni, inclusi email, messaggi di testo, note scritte a mano, scambiate con il presidente, la direttrice delle comunicazioni uscente della Casa Bianca, Hope Hicks, l'avvocato del presidente, Michael Cohen, l'ex consigliere strategico, Steve Bannon, i lobbisti ed ex manager della campagna elettorale di Trump, Corey Lewandowski e Paul Manafort, gli ex consiglieri della campagna Rick Gates e Carter Page, il consigliere Roger Stone e l'ex guardia del corpo di Trump Keith Schiller. 

"Che mi arresti pure", avrebbe tuonato Sam Nunberg, ex collaboratore di Donald Trump spiegando al Washington Post che non intende testimoniare davanti al grand jury nell'inchiesta sul Russiagate. "Mueller capisca che non mi presenterò venerdì". Nunberg è nel mirino di Mueller perché aveva collaborato alla campagna per l'elezione di Donald Trump nella sua parte iniziale, ma i due avevano poi litigato, stando a fonti di stampa, perché Trump lo accusava di aver violato gli accordi sulla riservatezza fornendo informazioni ai giornalisti, e gli chiese 10 milioni di dollari di danni. Secondo Nunberg: "Tra i russi e Trump non c'è collusione. Putin è troppo intelligente per colludere con Trump". Alla Cnn invece ha detto di credere alla possibilità che Carter Page, ex consulente di Trump, abbia colluso con i russi, ma non ha fornito indicazioni precise o prove.

Invece il New Yorker scrive che il Cremlino sarebbe intervenuto per fermare la decisione di Donald Trump, all'epoca presidente eletto degli Stati Uniti, di nominare Mitt Romney segretario di Stato. Sarebbe tutto scritto nero su bianco in un rapporto della fine di novembre 2016 da Christopher Steele, l'ex spia britannica, nota per le sue indagini, pagate dai democratici, sui legami tra lo staff di Trump e i russi. Nel rapporto si cita un "alto funzionario russo". Secondo il New Yorker, Steele avrebbe parlato col procuratore speciale che indaga sulle interferenze russe. In quell'occasione Mosca avrebbe chiesto a Trump di nominare qualcuno favorevole alla rimozione delle sanzioni contro la Russia per l'invasione in Ucraina.

Intanto il presidente degli Stati Uniti se la prende con Barack Obama, e su Twitter scrive: "Perché l'amministrazione Obama ha cominciato a indagare sulla campagna Trump (con zero prove di illeciti) molto prima delle elezioni di novembre? Voleva screditarmi in modo che Hillary la Corrotta vincesse. Senza precedenti. Più grande del Watergate! In più, Obama non ha fatto nulla sulle interferenze russe" nelle elezioni presidenziali.  Da lì poi nacque l'indagine dell'Fbi sulla possibile collusione tra lo staff di Trump e Mosca. I federali aprirono un dossier sui possibili legami della campagna di Trump con la Russia, era il 2016. Il direttore del Bureau investigativo era  James Comey, che fu licenziato da Trump nel maggio del 2017. Subito dopo fu nominato il procuratore speciale Robert Mueller per continuare ad indagare. Un mese dopo Obama fu informato che il presidente Vladimir Putin era direttamente coinvolto nelle interferenze elettorali.  

AMBASCIATA A GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu insieme alla moglie Sarah sono a Washington. I due leader avranno un bilaterale nello studio Ovale. "Le relazioni tra Usa e Israele non sono mai state così buone", ha detto il presidente americano accogliendo la coppia israeliana.

Benjamin Netanyahu sta vivendo anche lui un momento delicato per l'indagine avviata in Israele per sospetti casi di corruzione. Alcuni suoi fedelissimi hanno deciso di collaborare con la giustizia contro il premier israeliano. Dopo Shlomo Filber e Ari Harow, anche Nir Hefetz ha deciso di diventare 'testimone di Stato' ed evitare il carcere in cambio di registrazioni di Netanyahu e della moglie Sara legate al 'caso 4000'. Lo scandalo di corruzione vede coinvolto il gigante delle telecomunicazioni Bezeq, accusato di aver ottenuto favori milionari in cambio di un trattamento di favore per il premier sul sito d'informazione Walla.

Durante l'incontro Donald Trump non avrebbe escluso la sua partecipare all'inaugurazione dell'ambasciata Usa di Gerusalemme, prevista il 14 maggio prossimo. 

TRUMP, IL MARCHIO PRESIIDENZIALE SUI SUOI GOLF CLUB - Donald Trump, che da sempre ama marchiare con il suo nome ogni cosa, da camicie a bistecche, da acqua ai suoi palazzi, non ha perso il vizio da presidente e sembra intenzionato a porre un marchio che non appartiene al miliardario: il sigillo presidenziale. Il simbolo può essere usato solo per eventi ufficiali legati al governo e un uso sbagliato potrebbe essere un crimine.