Washington, 5 settembre 2018 -  Donald Trump? Un "idiota", uno "squilibrato", un "bugiardo professionale", un presidente che ha la comprensione di "un alunno di quinta elementare". Il vecchio leone Bob Woodward - leggendario giornalista del Watergate e due volte premio Pulitzer - torna a parlare di un presidente Usa con un libro-bomba che scuote la Casa Bianca.
Nelle 448 pagine di "Fear: Trump in the White House" (Paura: Trump alla Casa Bianca), Woodward non trova posto per commenti personali: si limita ad annotare quello che pensano du 'The Donald' alcuni dei suoi ex - o attuali - collaboratori, impegnati nella "Crazytown" della Casa Bianca a evitare danni irreparabili alla sicurezza nazionale con una sorta di strisciante "colpo di stato amministrativo".

La Casa Bianca ovviamente nega tutto, ma il volume è già primo in classifica tra i bestseller Amazon.

LA REPLICA - Immediata la replica della Casa Bianca: "In questo libro non ci sono altro che storie inventate, molte da ex dipendenti scontenti, raccontate per fare sembrare il presidente negativamente", afferma la portavoce Sarah Sanders
E come d'uso, via Twitter, si fa sentire anche la rabbia di Trump in persona: "Il libro di Woodward è già stato smentito e screditato dal generale (segretario alla difesa) James Mattis e dal generale (capo di stato maggiore) John Kelly. Le loro citazioni erano false, una truffa al pubblico. Allo stesso modo altre storie e citazioni. Woodward è un operativo Dem? Notare i tempi?", scrive il tycoon alludendo al fatto che il libro sia una 'tattica' dei democratici per colpirlo in vista delle elezioni di metà mandato del 6 novembre.

E in un successivo tweet: "Non so per quale motivo i politici a Washington non cambino le leggi sulla diffamazione - si chiede il tucoon - Non è vergognoso che qualcuno possa scrivere un articolo o un libro, inventare completamente storie e creare l'immagine di una persona che è letteralmente il contrario della realtà e cavarsela senza alcun costo?".

IL LIBRO - Resta il fatto che il libro del giornalista raccoglie una sfilza davvero sconcertante di aneddoti e confidenze. Non tutte nuovissime: sono già stati pubblicati vari testi sul 45esimo inquilino della Casa Bianca, ma il quid in più è la notorietà dell'autore, celebrato in tutto il mondo per aver rivelato, con il collega Carl Bernstein, lo scandalo del Watergate che costrinse Richard Nixon a dimettersi. 

Gli estratti pubblicati dai media americani descrivono una Casa Bianca in perenne "crisi di nervi" e disfunzionale, dove lo staff non mostra molta stima dell'occupante dello Studio ovale. Woodward si è basato su centinaia di ore di interviste per il libro, che uscirà l'11 settembre

Qualche esempio? Al termine di un incontro fra Trump e il team della sicurezza nazionale sulla presenza militare nella penisola coreana, il ministro della Difesa James Mattis, esasperato, avrebbe detto che il presidente si comportava come "uno scolaro" di 10 o 11 anni. E dopo l'attacco chimico dell'aprile 2017 in Siria, attribuito al regime di Bashar Assad, secondo Woodward il presidente avrebbe chiamato Mattis e gli avrebbe detto che avrebbe voluto assassinare il presidente siriano. "Uccidiamolo, c...! Andiamoci! Ammazziamone tanti", avrebbe detto Trump. Dopo il colloquio, Mattis si sarebbe rivolto a un consigliere per dirgli: "Non faremo nulla di tutto questo. Saremo molto più misurati".

Woodward descrive anche lungamente la frustrazione ricorrente del chief of staff John Kelly, tradizionalmente nel ruolo più vicino al presidente nell'Ala ovest. In una riunione ristretta, avrebbe detto di Trump: "E' un idiota. È inutile tentare di convincerlo di qualsiasi cosa. È completamente pazzo. Siamo in una gabbia di matti. Non so nemmeno che cosa facciamo qui". In una breve dichiarazione, Kelly ha detto di non aver mai descritto così il presidente, ribadendo il proprio impegno al suo fianco.

Il giornalista investigativo descrive anche i sotterfugi che l'entourage del presidente userebbe per evitare che prenda decisioni non ponderate. Il suo ex consigliere economico Gary Cohn avrebbe "rubato una lettera che si trovava sulla scrivania di Trump", che il presidente aveva intenzione di firmare per ritirare ufficialmente gli Usa da un accordo con la Corea del Sud. Cohn avrebbe spiegato poi a un collaboratore di averlo fatto in nome della sicurezza nazionale e che il magnate non si sarebbe mai accordo di non averla più. 

Altro argomento: i tweet. "E' una buona cosa, ma è un po' un peccato perché ero l'Ernest Hemingway dei 140 caratteri", avrebbe dichiarato Trump a un consigliere, quando Twitter aveva annunciato il passaggio del limite al numero di caratteri da 140 a 280. L'autore spiega nel libro di aver tentato di intervistare il presidente, che l'ha chiamato a metà agosto quando ormai Woodward aveva finito di scrivere. 
Il Washington Post ha pubblicato la registrazione del colloquio tra i due, in cui Trump dice che nessuno gli aveva recapitato il messaggio del giornalista e assicura che avrebbe "adorato parlargli". Nel dialogo gli dice anche: "Lei sa che faccio un lavoro straordinario per il mio Paese, lo sa questo? Alla fine, lo spero".