Donald Trump (Ansa)
Donald Trump (Ansa)

New York, 2 gennaio 2021 - Il 20 gennaio Joe Biden dovrebbe prestare giuramento come 46° presidente degli Stati Uniti, ma la battaglia elettorale non sembra ancora finita. Non bastassero i ricorsi legali presentati da Donald Trump, ora undici senatori repubblicani hanno fatto sapere che nella sessione del 6 gennaio non riconosceranno il voto del collegio elettorale che ha conferito a Biden la vittoria. 

I dieci senatori, tra cui figura anche Ted Cruz, si uniscono così all'iniziativa del collega Josh Hawley e all'appello del presidente uscente che ha chiesto al suo partito di contestare apertamente il risultato del voto del 3 novembre scorso. Una scelta che va contro le indicazioni del leader della maggioranza 'Gop' al Senato, Mitch McConnell, il quale ha chiesto ai suoi di non appoggiare una mossa che, non avendo i numeri per passare, avrebbe come unico risultato una spaccatura all'interno del partito. 

I 'ribelli' chiedono la nomina immediata di una commissione elettorale che conduca una verifica di emergenza di 10 giorni sui risultati del voto negli Stati contestati. "Una volta completata la verifica - si legge nella nota - i singoli Stati dovranno valutare le conclusioni della commissione e convocare una sessione legislativa speciale per certificare, se necessario, un mutamento dell'esito del voto". 

Alla Camera dei Rappresentanti sarebbero invece 140 i Repubblicani intenzionati a contestare la vittoria di Biden. La legge prevede che se un membro del Congresso solleva obiezioni sul verdetto del collegio elettorale, entrambe le Camere debbano discutere e poi votare l'obiezione. La seduta del 6 gennaio, che dovrebbe certificare l'elezione di Biden, rischia così di prolungarsi almeno fino al giorno dopo. 

I dieci senatori hanno citato un sondaggio secondo il quale il 40% degli statunitensi ritiene che l'elezione sia stata truccata. Il team elettorale di Trump ha presentato decine di ricorsi per denunciare presunte frodi elettorali in sei Stati, ma le autoritàgiudiziarie che li hanno esaminati, inclusa la Corte Suprema, non hanno riscontrato prove di irregolarità tali da influenzare il risultato elettorale.