Giovedì 16 Maggio 2024

Putin e la guerra ibrida sottomarina, l’ammiraglio Nato: “Cavi in pericolo, minaccia alla sicurezza di un miliardo di persone”

Le dichiarazioni al Guardian di Didier Maleterre, vice comandante Marcom, che fa riferimento a Mosca e ad altri avversari della Nato. La minaccia dei sommergibili nucleari. Maurizio Mensi, professore di Diritto dell’Economia alla Scuola nazionale dell’Amministrazione: “Ecco perché il pericolo vero è l’esfiltrazione dei dati”

Roma, 17 aprile 2024 – La rete di cavi sottomarini da cui passa il 93% delle informazioni globali non è stata costruita per resistere alla guerra ibrida di Mosca e di altri nemici della Nato. Lo ha dichiarato al Guardian Didier Maleterre, ammiraglio e vice comandante delle forze Nato di mare (Marcom). 

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Al centro del ragionamento, i sommergibili nucleari che svolgono anche “un’azione di intelligence e di sabotaggio”, quindi possono spiare le comunicazioni e anche azzerarle, sabotando le informazioni che passano dai cavi sottomarini, come aveva spiegato nei giorni scorsi a Qn.net Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano studi strategici Niccolò Machiavelli.

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L’esperto: “I dati possono essere esfiltrati senza danneggiare i cavi”

Maurizio Mensi, professore di Diritto dell’Economia alla Scuola nazionale dell’Amministrazione, studia da anni questo problema. Chiarisce: “Sappiamo che i dati possono essere esfiltrati, quindi rubati, anche senza danneggiare i cavi. Quindi, per far saltare le comunicazioni, non devo necessariamente rompere qualcosa. Parliamo di un aspetto delicatissimo. L’interruzione del flusso delle comunicazioni e la loro alterazione costituiscono una minaccia formidabile, componente della guerra ibrida in corso. Tutti i concetti tradizionali di carattere strategico vengono superati a mano a mano che la tecnologia ci mette di fronte a nuove possibilità. Si ampliano anche gli strumenti di attacco che sono potenzialmente in grado di provocare danni. E dobbiamo renderci conto che le capacità tecnologiche sono anche in mano ai cattivi. Mentre i buoni sono vincolati dallo stato di diritto, gli altri no, e possono fare quello che vogliono”.

L'ammiraglio Nato Didier Maleterre e un'operaziojne Marcom (foto Marcom, comando Nato forze marittime)
L'ammiraglio Nato Didier Maleterre e un'operaziojne Marcom (foto Marcom, comando Nato forze marittime)

I mezzi della Nato

L’ammiraglio Maleterre ha ricordato che naturalmente anche Marcom dispone di decine di navi, sottomarini nucleari e convenzionali che pattugliano le acque tra Artico, Mar Nero, Atlantico, Baltico e Mediterraneo. Ma,come hanno sempre ripetuto gli esperti, non è possibile controllare ogni singolo cavo. Anche se molti Paesi – a cominciare da Norvegia, Svezia, Danimarca – hanno sviluppato sistemi all’avanguardia per il controllo, dai droni ai sensori. E naturalmente software di intelligenza artificiale.

Un centro Nato dedicato a questa minaccia

La vulnerabilità dei cavi sottomarini è un argomento di grandissimo rilievo. Per questo la Nato vuole istituire un centro dedicato a Northwood, nella periferia di Londra, dove si trova il quartier generale di Marcom in Gran Bretagna. 

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