Mar Rosso, dai cavi sottomarini passa la nuova guerra ibrida. L’esperto: “Sott’acqua transita il 93% delle informazioni globali”

Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli: "Il mare oggi è il bene comune globale che racchiude il maggior numero di minacce e rischi ibridi al mondo”

Roma, 8 febbraio 2024 - Mar Rosso sotto attacco degli Houthi: i cavi sottomarini che garantiscono le connessioni internet sono nel mirino? “Soprattutto in fondali bassi come quelli del Canale di Suez, queste infrastrutture sono oggetto potenziale di attacco, non soltanto da parte di enti statali. Anche perché, per sabotarli, non servono particolari strumenti tecnologici”. L’analisi è di Francesco D’Arrigo, ex ufficiale di Marina, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli. 

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Più complicato portare a termine un sabotaggio nel Mare del Nord.

“Sì, in quel caso servono tecnologie particolari. Anche perché le acque molto spesso sono in tempesta e soprattutto sono vigilate. Se invece i fondali sono bassi e il mare calmo, è molto più semplice organizzare attacchi”.

Quindi dobbiamo preoccuparci anche di quello che sta sott’acqua.

“Soprattutto. Sott’acqua passa il 93% delle informazioni globali. Per l’Europa, una grandissima fetta di questa percentuale transita dal Mediterraneo. Quindi bisogna assolutamente attrezzarsi per proteggere queste infrastrutture subacquee”.

Si sta creando un’alternativa terrestre?

"Per via terrestre passa la parte di Wi-Fi, di diffusione. Ma la parte di trasmissione avviene tutta attraverso la fibra ottica”.

Come vengono sorvegliati questi cavi?

"Attraverso dei sensori. Vale per i cavi sottomarini e per i gasdotti”.

Si possono verificare anche incidenti.

"L’incidente può essere naturale, come una tempesta, oppure provocato dall’uomo. Ancora: può verificarsi un sabotaggio oppure un attacco di guerra, vero e proprio. Tutte le marine evolute del mondo hanno nei loro piani il contrasto a queste minacce”.

Il mare, sempre più strategico?

"Il mare oggi è il Global Common, il bene comune globale, che racchiude il maggior numero di minacce e rischi ibridi al mondo. Anche per questo il Polo nazionale del dominio subacqueo creato dal governo è una decisione strategica. Ha dato funzioni ulteriori alla Marina militare per salvaguardare non solo la sicurezza marittima della superficie ma anche quella subacquea. Il progetto ha coinvolto Leonardo e tutte le maggiori realtà italiane specializzate. L’Italia è all’avanguardia nel mondo”.