Mercoledì 17 Luglio 2024
MARTA OTTAVIANI
Esteri

Prove di escalation. Raid russo sull’Ucraina: "Colpiti lanciarazzi Usa"

Avviso di Mosca. Via al processo del reporter americano. Rutte prende la guida della Nato. Il Cremlino: un nemico

Il detenuto Evan Gershkovich, 32 anni, corrispondente del Wall Street Journal

Il detenuto Evan Gershkovich, 32 anni, corrispondente del Wall Street Journal

La Russia alza la posta e cerca di provocare gli Stati Uniti, sperando in una possibile escalation del conflitto. Mosca ieri pomeriggio ha fatto sapere che le forze sul campo in Ucraina hanno colpito e distrutto tre sistemi di lancio americani Himars. Nell’attacco sarebbe rimasto coinvolto anche personale militare. L’offensiva, stando a quanto specifica il bollettino del ministero degli Esteri di Mosca, è stata condotta con aerei e mezzi di artiglieria. Il ministro della Difesa, Andreij Belusov, nella telefonata di due giorni fa al suo omologo Usa, Lloyd Austin, ha messo in guardia Washington dal rischio di "un’ulteriore escalation", facendo apertamente riferimento alla fornitura di armi americane all’Ucraina, grazie alle quali il Paese sta tenendo testa all’invasione russa.

L’attacco non è stato confermato dall’Ucraina e nemmeno dagli Stati Uniti. Difficile, dunque, capire quanto la narrazione sia viziata dalla propaganda moscovita. Domenica scorsa, i frammenti di un missile Atacms, lanciato dall’Ucraina e probabilmente deviato dalla Difesa russa, sono caduti su una spiaggia, provocando la morte di cinque persone, fra cui tre bambini. La spiaggia si trovava a soli sei chilometri dall’aeroporto militare di Belbek, in Crimea. I bagnanti sono stati colti di sorpresa, perché non è stato lanciato alcun tipo di allarme. I russi hanno affermato che, in quanto fornitori dei missili all’Ucraina, gli Usa erano parte diretta dell’attacco.

Ieri, Mark Rutte, ex premier olandese, è stato nominato segretario generale della Nato, succedendo a Jens Stoltenberg. Una scelta certo non gradita alla Russia, vista la dichiarazione del portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha dichiarato: "È improbabile che questa scelta possa cambiare qualcosa nella linea generale della Nato, che oggi è un nostro nemico". Ma l’offensiva di Mosca va avanti anche nelle aule di tribunale.

Sempre ieri il giornalista americano, di origine russa, Evan Gershkovich, ha affrontato la prima udienza del processo che lo vede accusato di spionaggio: rischia fino a 20 anni di carcere. Il reporter, che lavora per il Wall Street Journal, è stato arrestato nel marzo del 2023 dai servizi segreti russi. Secondo l’intelligence, aveva raccolto informazioni top secret sulla Uralvagonzavod, una delle principali fabbriche di carri armati del Paese. Il Cremlino ha dichiarato che Gershkovich è stato preso "con le mani nella marmellata", ma non ha mai fornito alcune prove a supporto dell’accusa. In molti ritengono che in realtà il giornalista sia stato preso per poi essere offerto come contropartita in un eventuale scambio di prigionieri.

Dal Cremlino non commentano, segno che i negoziati con gli Usa sono ancora in corso e che, con questa offensiva russa, la strada verso l’accordo è tutta in salita. E potrebbe interrompersi del tutto se Mosca decidesse di alzare ulteriormente i toni dello scontro in vista del voto americano, mettendo così ancora più in difficoltà il presidente Biden.