Giovedì 25 Luglio 2024
ALDO BAQUIS
Esteri

Proteste in Israele, scontri e arresti. Ora si punta allo sciopero generale: "Netanyahu dovrà dimettersi"

Migliaia di manifestanti chiedono nuove elezioni: "Giovedì stop allo shopping e nessuno vada al lavoro". L’obiettivo è portare in piazza un milione di persone il primo luglio. Aderisce anche la cantante Noa.

Proteste in Israele, scontri e arresti. Ora si punta allo sciopero generale: "Netanyahu dovrà dimettersi"

Proteste in Israele, scontri e arresti. Ora si punta allo sciopero generale: "Netanyahu dovrà dimettersi"

Dopo un altro sabato sera di estese proteste di piazza, che a Tel Aviv hanno visto anche un duro intervento della polizia, cresce la pressione sul governo per raggiungere un’intesa che riporti in libertà i 120 israeliani tenuti prigionieri a Gaza da Hamas e per andare ad elezioni anticipate. Nell’ultima settimana il movimento di protesta ha preso di punta in particolare le due residenze private di Benjamin Netanyahu, a Gerusalemme e a Cesarea. Ma sul fronte interno – così come a Gaza – il premier non dà alcun segno di cedimento. Ha cercato di screditare la protesta ("sostenuta – ha affermato – da finanziamenti strabilianti"), anche mediante dichiarazioni di un deputato del Likud, Nissim Vaturi, secondo cui Hamas "si avvale in parallelo di un’ala militare di terroristi e di un’ala di dimostranti", in Israele.

Di fronte a fortissime polemiche Vaturi ha poi fatto retromarcia, ma intanto il fango era stato gettato. Inoltre il ministro della sicurezza interna Itamar Ben Gvir ha dato istruzione agli agenti di disperdere i manifestanti senza esitazioni, anche con cannoni ad acqua quando necessario. Nei disordini – oltre a tre manifestanti arrestati – sono stati percossi alcuni membri del personale medico che prestavano soccorso ai dimostranti. Per protesta, ieri, hanno scioperato i medici degli ospedali.

Una settimana di serrate manifestazioni ha confermato agli organizzatori che nel Paese ci sono sentimenti forti per la liberazione degli ostaggi e per nuove elezioni. "Con un milione di persone nelle strade – ha previsto uno degli organizzatori – abbatteremo il governo". Un obiettivo che resta però molto remoto perché sono falliti finora i tentativi di coinvolgere nella protesta attiva il mondo dell’accademia, gli imprenditori, le autorità municipali, e l’influente centrale sindacale Histadrut: quella che alla nascita di Israele era il fiore all’occhiello del sionismo socialista.

I dirigenti della protesta presumevano che le continue perdite a Gaza, l’isolamento internazionale di Israele, la crisi con gli Usa e l’aggravarsi delle condizioni dell’economia avrebbero dovuto convincere quelle istituzioni a paralizzare il Paese per costringere il governo alla resa. Invece gli appelli sono rimasti inascoltati. Da sole, è convinzione diffusa, le manifestazioni di piazza non faranno cadere il governo. Per questa ragione uno dei leader della protesta, Moshe Radman, ha proclamato per giovedì una giornata di mobilitazione: "Che nessuno si rechi al lavoro e non faccia acquisti". Se questo avvertimento non bastasse – ha aggiunto – il 7 luglio sarebbe proclamato uno sciopero analogo, ma ad oltranza. Un progetto ambizioso, in una popolazione infiacchita da oltre otto mesi di guerra, in trauma per i caduti e con oltre 100mila persone che vivono da profughi nel loro Paese.

Per sollevare gli animi è stata organizzata per il primo luglio nel palazzo dello sport di Tel Aviv una grande manifestazione a cui hanno aderito nomi celebri dell’Israele progressista fra cui il prof. Yuval Noah Harari e la cantante Noa. Sul palco saranno invitati diplomatici in arrivo da 25 Paesi. Assieme faranno appello "a fermare la guerra, a trovare un accordo sugli ostaggi e a marciare verso la pace con palestinesi moderati".