Papa Francesco con Donald Wuerl, arcivescovo di Washington
Papa Francesco con Donald Wuerl, arcivescovo di Washington

Città del Vaticano, 13 settembre 2018 - Appena due giorni fa parlando nella sala Aldo Moro della Camera il segretario del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Gaenswein, aveva paragonato il momento drammatico che sta vivendo la Chiesa cattolica di nuovo investita dagli scandali sugli abusi sessuali, alla sciagura dell’11 settembre 2011. Eppure sulla Chiesa doveva ancora abbattersi l’ultimo tsunami in tema di pedofilia, i dati di un impietoso rapporto che stavolta traccia un quadro fosco degli abusi perpetrati in Germania.

Secondo il dossier commissionato dalla stessa conferenza dei vescovi tedeschi e diffuso ieri, sarebbero 3.677 i casi i violenze sessuali a danno di minori commessi in un arco di tempo che va dal 1946 al 2014. I dati sono emersi vagliando 38mila fascicoli provenienti da 27 diocesi e inchiodano ai loro misfatti 1.670 sacerdoti, un numero davvero preoccupante se si considera che si tratta del 4% dei sacerdoti attivi. Le vittime colpite sono state minori di età per lo più inferiore ai 13 anni e principalmente di sesso maschile. Bimbi che erano venuti a contatto con gli accusati tramite la chiesa.

Il rapporto, che costituisce un tentativo della chiesa tedesca di portare avanti quanto meno un’operazione trasparenza, sarà presentato ufficialmente il 25 settembre dal presidente dei vescovi tedeschi, il cardinale Reinhard Marx, in una conferenza stampa in cui il prelato dovrà spiegare perché di fronte a questi casi quasi sempre occultati la chiesa locale abbia agito troppo spesso limitandosi a spostare gli orchi di parrocchia in parrocchia, lasciandoli nelle condizioni di nuocere ancora. Se la chiesa tedesca sta dunque affrontando un suo drammatico momento verità, quella americana vive a sua volta una crisi impetuosa dopo la pubblicazione dell’esplosivo rapporto Pennsylvania sugli abusi commessi da oltre 300 preti. Sono attese a ore le dimissioni di uno dei suoi più importanti esponenti, l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, porporato vicino prima a Benedetto XVI, poi anche a papa Francesco.

Wuerl, 77 anni, da due ancora in carica oltre i limiti della pensione, appare ormai travolto dalle critiche per come ha gestito i casi di abusi a Pittsburgh, in Pennsylvania, dove è stato arcivescovo, al centro del rapporto del gran giurì reso noto ad agosto. "Sono atteso a Roma dal Papa per parlare delle mie dimissioni", ha detto ieri. Su di lui l’ombra di essere un insabbiatore gettatagli dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò che nel dossier bomba in cui ha chiesto le dimissioni di papa Francesco, lo ha accusato insieme a un pezzo importante di curia romana di aver protetto l’ex arcivescovo di Newark, Theodore McCarrick, molestatore di seminaristi e riconosciuto colpevole di un abuso su minore cui Bergoglio, con una decisione che ha pochissimi precedenti, ha tolto il cardinalato. Sugli abusi "non basta voltare pagina, bisogna ridare vita alle vittime", ha detto ieri un Francesco persuaso ora più che mai che la Chiesa sul tema degli abusi sta giocando tutta la sua credibilità. Per questo ha convocato in Vaticano una prima assoluta, un vertice straordinario a febbraio dei capi delle chiese mondiali per discutere della prevenzione degli abusi e degli "adulti vulnerabili". Una sorta di ultima chiamata per una Chiesa che fa ancora fatica a fare pulizia al suo interno.