Tour de France, l'ultima tappa sugli Champs Elysées (Ansa)
Tour de France, l'ultima tappa sugli Champs Elysées (Ansa)
C’erano 5.000 persone ieri sugli Champs-Elysées per la finale del Tour de France: una tappa surreale, con pochissimi spettatori visto che l’avenue può accoglierne duecento volte di più. Ma quei 5.000, non tutti con la mascherina, erano la prova vivente che il virus non ferma lo sport. Non ha fermato il Tour così come non fermerà i tornei di tennis a Roland Garros, domenica prossima: anche lì 5.000 ingressi autorizzati al giorno. Benché colpita più di altri paesi, la...

C’erano 5.000 persone ieri sugli Champs-Elysées per la finale del Tour de France: una tappa surreale, con pochissimi spettatori visto che l’avenue può accoglierne duecento volte di più. Ma quei 5.000, non tutti con la mascherina, erano la prova vivente che il virus non ferma lo sport. Non ha fermato il Tour così come non fermerà i tornei di tennis a Roland Garros, domenica prossima: anche lì 5.000 ingressi autorizzati al giorno. Benché colpita più di altri paesi, la Francia non è spaventata per la crescita del virus. Non si preoccupa il ministro dell’economia Bruno Lemaire, che è risultato positivo e da tre giorni è in quarantena. Non si preoccupa il premier Jean Castex, chiuso in casa fino a ieri perché uno dei suoi ‘contatti’, il presidente del Tour de France sulla cui auto aveva seguito una tappa, è stato dichiarato a sua volta positivo. Tranquillo anche il presidente Emmanuel Macron che ieri, per la tradizionale ‘giornata del patrimonio’, ha accettato di veder sfilare all’Eliseo migliaia di curiosi.

Eppure la situazione è brutta, a Parigi e banlieue, a Marsiglia, a Bordeaux, in Costa Azzurra. In Francia sono stati diagnosticati sabato scorso 13.498 nuovi casi. In una settimana sono state ospedalizzate 3.853 persone; 820 sono in rianimazione; 122 sono decedute in ospedale. Non siamo ai record tragici di aprile, quando morivano 5mila persone al giorno: ma la progressione continua dei dati negativi – dicono i medici – dovrebbe spingere i poteri pubblici a imporre maggiori misure di prudenza. Il governo ha delegato i prefetti a prendere ogni decisione: a Nizza sono stati vietati gli aperitivi in spiaggia e i picnic nei giardini pubblici, a Tolosa sono finiti nel mirino i balli e le feste musicali (con vigorose proteste degli studenti). Le contraddizioni non mancano: severissime con liceali e universitari (a Parigi resterà chiusa fino al 4 ottobre l’università di élite Science-PO, dove 40 giovani sono risultati positivi), le disposizioni anti-Covid sono molto più morbide con i bambini delle elementari: occorrono almeno 3 casi di alunni positivi perché un’intera classe debba mettersi in quarantena (per 7 giorni).

"Dobbiamo combattere, combattere e combattere", dice Macron. Contro la seconda ondata della pandemia, ovviamente. Ma prima ancora contro una nuova crisi economica che metterebbe il paese in ginocchio: è questa la vera preoccupazione del presidente.