Roma, 13 gennaio 2020 - L'accordo di tregua per la Libia tra Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar resta in bilico. A Mosca il mini-vertice tra le fazioni opposte, voluto dalle diplomazie di Turchia e Russia, riesce a metà. Se infatti il capo del Governo accordo nazionale (Gna) ha firmato l'intesa, l'uomo forte della Cirenaica ha chiesto tempo per valutare il cessate-il-fuoco nel Paese. "Spero che Haftar decida di firmare il documento", ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, che tuttavia parla di "progressi" nei colloqui.

Intanto il premier italiano Giuseppe Conte ha incontrato ad Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Questo weekend c'è un vertice a Berlino, il presidente Conte, Putin e io stesso abbiamo la volontà di partecipare a questo vertice, siamo decisi", ha dichiarato al termine il leader turco. Dal canto suo Conte ha precisato: "Ci saranno anche gli attori libici: non è possibile parlare di Libia se non ci sarà un approccio inclusivo. Qui si tratta di un processo politico". "Importante coinvolgere la Tunisia e i Paese limitrofi alla conferenza di Berlino", ha sostenuto da parte sua il ministro degli Esteri Di Maio.

Mosca, alta tensione tra Haftar e Al Serraj

E' saltato il faccia a faccia a Mosca tra al-Serraj e Haftar. Secondo quanto riferito ad Al Arabiya dal capo dell'Alto consiglio di Stato, Khaled al Mishri, il premier del Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli ha rifiutato il colloquio diretto con l'uomo forte della Cirenaica e accetta di negoziare solo con "russi e turchi". "Abbiamo rifiutato di incontrare Haftar, i colloqui di Mosca sono tenuti con Turchia e Russia", ha sottolineato Al Mishri.

D'altro canto le forze armate di Khalifa Haftar non hanno intenzione di ritirarsi e manterranno le posizioni conquistate vicino a Tripoli. "Abbiamo intenzione di liberare tutta la terra libica da milizie e gruppi terroristici", si legge in un comunicato del sedicente Esercito nazionale libico (Lna) citato dalla Tass, in cui si chiarisce: "Non arretreremo di un solo passo". Naturalmente, secondo quanto riporta Sky News Arabiya, al Sarraj chiede l'esatto contrario: le forze del generale Haftar ''devono ritirarsi dalle zone conquistate dallo scorso 4 aprile'', quando è stata lanciata l'offensiva per prendere il controllo di Tripoli.

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L'accordo tra al Sarraj e Haftar

Stop all'invio di truppe turche in Libia, un cessate il fuoco sotto la supervisione della Russia e delle Nazioni Unite, il ritiro delle reciproche milizie nelle caserme e una soluzione politica. Sono i punti dell'accordo che il premier libico Fayez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar dovrebbero firmare a Mosca, secondo quanto anticipato da Al Arabiya. L'accordo di cessate il fuoco prevede anche che l'esercito libico (Lna) diHaftar sia responsabile della protezione dei pozzi di petrolio e delle risorse di gas naturale del Paese. Prevista anche una supervisione internazionale dei porti libici. L'accordo, promosso da Russia e Turchia, giunge dopo oltre nove mesi di scontri per l'offensiva lanciata da Haftar contro Tripoli.

Colloquio Conte-Erdogan

"Il cessate il fuoco può risultare una misura molto precaria se non inserito in uno sforzo della comunità internazionale per garantire stabilità alla Libia - dichiara il premier Giuseppe Conte al termine del colloquio con Erdogan - E per questo abbiamo condiviso la opportunità che si acceleri il processo di Berlino". 
Dal canto suo Erdogan, dopo aver espresso l'augurio di un cessate il fuoco duraturo, ha dichiarato: "Dopo il mio colloquio con Guterres posso dire che può esserci la probabilità di una presenza Onu" in Libia: "da osservatori" le Nazioni unite possono essere presenti. 
E Conte: alla conferenza di Berlino "ci saranno anche gli attori libici: non è possibile parlare di Libia se non ci sarà un approccio inclusivo. Qui si tratta di un processo politico", dice. Su Twitter il premier italiano riassume: "Incontro costruttivo sulla Libia con il presidente Erdogan. Cessate il fuoco e processo politico per la pace e la stabilizzazione. L'Italia in prima linea nella de-escalation in tutta la regione". 

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Di Maio: ruolo Tunisia alla conferenza di Berlino

La conferenza di Berlino sulla Libia si dovrebbe tenere il 19 gennaio e "l'Italia crede che la Tunisia debba avere il ruolo che merita alla conferenza di Berlino al tavolo con tutti gli attori di questa crisi che ci preoccupa. Non ci può essere nessuna soluzione duratura e stabile senza il coinvolgimento di paesi vicini e fondamentali, come la Tunisia", ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al termine dell'incontro con il presidente tunisino Kais Said. "Con la Tunisia si può elaborare un nuovo approccio innovativo, che può portare a una pace duratura", ha aggiunto Di Maio. 

E sull'ipotesi avanzata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri di una missione di peacekeeping europea in Libia, fonti europee fanno sapere che "non è da escludere", ma per il momento "non è realistica", perché è "troppo presto". Il prossimo passo "deve essere un nuovo progresso positivo nel processo di Berlino", per questo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la cancelliera Angela Merkel, con l'Onu, "stanno cercando di convincere i leader che hanno un'influenza nella regione" a sedersi al tavolo.