Domenica 21 Aprile 2024

Israele, raid in Siria: 40 morti: "Colpite basi di Hezbollah". E dagli Usa via libera a jet e bombe per Tel Aviv

Maxi fornitura di armi dalla Casa Bianca dopo le tensioni dei giorni scorsi con Netanyahu. Spiragli di tregua nella Striscia di Gaza: verso una ripresa dei negoziati al Cairo e a Doha.

Mentre la diplomazia cerca di rimettere in moto i negoziati per un cessate il fuoco con Hamas a Gaza, il conflitto fra Hezbollah e Israele si inasprisce ulteriormente e coinvolge direttamente anche Siria e Libano. Il tutto mentre la Casa Bianca, dopo le tensioni dei giorni scorsi con Netanyahu, ha dato disco verde ad una cospicua fornitura di aerei e bombe a Tel Aviv.

Nella notte di giovedì Israele ha condotto un potente attacco aereo ad Aleppo, nel nord della Siria, contro obiettivi militari siriani, iraniani e degli Hezbollah. Poche ore dopo l’aviazione israeliana è tornata in azione vicino a Tiro, nel Libano meridionale, dove ha eliminato uno dei maggiori esperti di missili degli Hezbollah, coordinatore di attacchi contro basi militari israeliane e contro località civili in Galilea. Da un bunker della Galilea questa operazione è stata seguita, in diretta, dal ministro israeliano della difesa Yoav Gallant. "Finora – ha detto, illustrando questi sviluppi – ci limitavamo ad incassare colpi dagli Hezbollah, adesso invece li inseguiamo. Arriviamo ovunque quella organizzazione operi. Beirut, Baalbek, Tiro, Sidone, Nabatya: in ogni località del fronte. E questo – ha avvertito – vale anche per località più distanti".

Secondo i media, ha menzionato Damasco, Homs, Hama: il cuore della Siria. Il significato delle parole di Gallant – che è reduce da una serie di incontri a Washington con i responsabili alla sicurezza – è che in assenza di una soluzione politica in Libano, la guerra di attrito fra Hezbollah ed Israele, in qualsiasi momento, può uscire di controllo ed affiancarsi a quella a Gaza. Nella zona di Aleppo aerei da combattimento israeliani hanno colpito uno stabilimento del ministero della difesa siriano, il centro di ricerca scientifica di Al-Safirah ed una installazione degli Hezbollah vicina all’aeroporto.

Fonti locali hanno parlato di una quarantina di morti, per lo più militari siriani, ma anche cittadini iraniani ed almeno sei membri degli Hezbollah. Uno di questi e’ stato poi identificato in Ahmad Shahimi, responsabile dei collegamenti logistici fra Aleppo ed il Libano. Poche ore dopo la aviazione di Israele è tornata in azione centrando un veicolo ad Al-Bazourye (località natale del leader degli Hezbollah, Hassan Nasrallah). Ha così trovato la morte Ali Abed Aksan Naim, vice comandante dell’unità degli Hezbollah responsabile dei lanci di razzi. Hezbollah è uno degli eserciti al mondo più rifornito in assoluto di razzi e missili di tutti i tipi: almeno 150mila, secondo i media israeliani. Due operazioni che indicano agli Hezbollah che Israele è adesso pronto ad alzare la posta. Al tempo stesso Israele ha mandato a dire invece ad Hamas che è interessata a calmare le acque e che già nei prossimi giorni è possibile rimettere in moto a Doha e al Cairo i colloqui per la tregua. Il premier Benyamin Netanyahu – che vorrebbe dagli Usa una pressione molto più energica nei confronti del Qatar – ne ha parlato con i capi del Mossad David Barnea e dello Shin Bet (sicurezza interna) Ronen Bar. Nell’aria ci sono nuove proposte di compromesso e la diplomazia Usa insiste per sviluppi rapidi, anche per impedire una crisi in Libano ed un disastro umanitario a Gaza. Intanto, però, negli ultimi giorni l’amministrazione Biden ha autorizzato il trasferimento di miliardi di dollari in bombe e aerei da combattimento allo Stato ebraico. Lo scrive il Washington Post. I nuovi pacchetti includono 25 jet F-35 per 2,5 miliardi e più di 1.800 bombe MK84 da 2.000 libbre (900 kg) e 500 bombe MK82 da 500 libbre (225 kg.

Dal punto di vista negoziale Hamas vuole a tutti i costi la rimozione di una pista militare israeliana che spacca la striscia in due tronconi: nella sua zona centrale, fra il kibbutz Nahal Oz e la fascia costiera. Vuole anche che l’esercito sgomberi le città. Ma non insiste invece per la evacuazione di un milione di sfollati da Rafah perché con la loro presenza mettono al riparo da attacchi israeliani i tre battaglioni di Hamas che ancora presidiano la zona. Israele potrebbe mostarre flessibilità negli spostamenti verso nord di donne e bambini, se almeno si trovasse una intesa per la liberazione di 40 ostaggi, in cambio di un cessate il fuoco di sei settimane.