Era il 1979, e come spesso accade fu un poeta a proiettare lo sguardo sul futuro. «I francesi non si sveglieranno fino a quanto la cattedrale di Notre Dame non sarà diventata una moschea», scrisse Emile Cioran. Nei vent’anni successivi l’Occidente ha continuato a sonnecchiare, aderendo più o meno acriticamente all’idea politicamente corretta in base alla quale i popoli sono tutti uguali, hanno tutti i medesimi diritti e dovere dei più «ricchi» è quello di accogliere i più «poveri». Tre bruschi risvegli hanno costretto le anime belle a prendere almeno per un momento atto della realtà. L’11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle di New York ha dimostrato che il concetto di «scontro di civiltà» tra identità culturali e religiose diverse non è solo il titolo di un libro di successo. Il 2 novembre 2004, l’omicidio ad Amsterdam del regista Theo van Gogh da parte di un marocchino-olandese poco incline ad apprezzare un suo cortometraggio sul Corano spinse gli olandesi a mettere in discussione il modello di società intesa come un indistinto calderone culturale.

Due giorni fa, il 7 gennaio 2015, il massacro di giornalisti satirici commesso a Parigi da algerini-francesi ha gettato un’ombra sul modello assimilazionista in base al quale le porte di Francia si aprono solo a chi è disposto ad aderire ai principi e ai valori condivisi dai francesi. Non c’è dunque un sistema perfetto quanto a convivenza tra etnie e religioni diverse. C’è invece la marea montante delle muove migrazioni globali. Fermarle è impossibile. Si può però provare a governarle. E’ davvero ancora scandaloso sostenere l’opportunità di regolarizzare gli extracomunitari in base alla loro etnia e alla religione che professano? Il razzismo non c’entra, c’entra il fatto che non tutti i popoli sono egualmente assimilabili e se l’obiettivo è la civile convivenza sarà più facile raggiungerlo in presenza di un terreno comune. Tra Mario Rossi e un filippino ci sono di sicuro più punti di contatto che tra Mario Rossi e un algerino. Non si risolve il problema, certo, ma lo si contiene almeno un po’. Dice: la maggioranza dei musulmani appartiene all’«Islam moderato». Siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe. E’ ovvio che non tutti i musulmani sono terroristi, tuttavia i terroristi che oggi ci minacciano sono tutti musulmani. Perciò teorizzare l’esistenza di un «Islam moderato» non basta più. 

Occorre che il senso di quella moderazione si traduca in atti concreti. L’album di famiglia è lo stesso, quel che fece il Pci negli Anni Settanta rispetto alle Br ci si aspetta ora che lo facciano i musulmani «moderati» residenti in Italia rispetto ai loro correligionari fondamentalisti: collaborino fattivamente con le autorità di pubblica sicurezza, denuncino i sospetti terroristi. Ad oggi, non risulta un solo caso del genere. Tante belle parole, invece, e tanta solidarietà. Ma se è vero che «siamo in guerra», in guerra la solidarietà non basta. Occorre calarsi tutti nella medesima trincea.