Parigi, 1 dicembre 2018 - Parigi a ferro e fuoco. I gilet gialli sono tornati a protestare (per la terza volta) contro il caro carburante e hanno invaso come sette giorni fa gli Champs-Elysées. E, come sette giorni fa, la rabbia è esplosa in violenti scontri contro la polizia nel tentativo di forzare i posti di blocco e di sottrarsi ai controlli. Gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla (almeno 5.500 persone), mentre i dimostranti tentavano di impadronirsi delle barriere mobili per fare una barricata e colpivano i poliziotti con vernice gialla. La situazione è rapidamente degenerata, anche perché 'casseur' (teppisti) si sono mescolati ai manifestanti. Pesantissimo il bilancio di questa guerriglia urbana iniziata alle 9 del mattino e andata avanti per tutta la giornata: almeno 92 i feriti (14 tra le forze dell'ordine), 205 i dimostranti arrestati, oltre a numerose auto date alle fiamme e danni. Diversi grandi magazzini sono stati evacuati a Parigi, in particolare Le Galeries Lafayette e Le Printemps nel IX arrondissement.

CASSEUR IN AZIONE - E proprio i 'casseur' (come già accaduto sabato scorso) si sono resi protagonisti di atti di vandalismo, non solo nel centro della capitale francese ma anche in altri quartieri. Un gruppo di loro ha assaltato un palazzo nei pressi dell'Arco di Trionfo e appiccato le fiamme all'interno. Incendi vengono segnalati anche a rue de Rivoli e sui Grands Boulevards, dove sono state distrutte agenzie bancarie e saccheggiati negozi. 

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Il premier Edouard Philippe, che si è recato alla Questura di Parigi annullando altri impegni, si è detto scioccato "dalla messa in dubbio di simboli che sono i simboli della Francia", in riferimento al fatto che "l'Arco di Trionfo venga taggato e che intorno alla tomba del milite ignoto possa verificarsi una manifestazione violenta". "Siamo determinati a fare in modo che non venga scusato nulla a chi viene con la sola volontà di rompere, di provocare le forze dell'ordine", ha detto ancora il primo ministro. L'Eliseo invece fa sapere che il presidente Emmanuel Macron - attualmente a Buenos Aires per la riunione del G20 - viene "regolarmente informato della situazione".

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Intanto nelle resto della Francia sono in corso altre manifestazioni, a cui secondo le autorità stanno prendendo parte 36mila persone. Secondo quanto riferisce l'emittente BfmTv, nella Somme, regione settentrionale, i gilet gialli hanno lanciato una petizione in cui si richiede la destituzione del presidente Emmanuel Macron e la fanno firmare a tutte le automobili che passano.

Il 17 novembre, primo giorno di proteste, oltre 280 mila persone hanno manifestato in tutto il Paese, mentre lo scorso sabato erano in 106 mila, di cui 8 mila a Parigi. La protesta si è estesa anche a Bruxelles dove ieri ci sono stati scontri e disordini a due passi dalle istituzioni Ue. 

I tentativi del governo di negoziare sono finora falliti, soprattutto perché i manifestanti chiedono di riprendere gli incontri in streaming. Macron ha cercato di abbassare la tensione, proponendo dialogo nazionale ed eventualmente dei piccoli interventi per rallentare l'impatto dell'incremento fiscale, ma è rimasto fermo sull'aumento della tassa sui carburanti come previsto.