Mercoledì 24 Luglio 2024

Che cos'è il genocidio armeno

Costò la vita a un milione e mezzo di persone e fu perpetrato nel 1915 dall'Impero Ottomano con deportazioni e marce della morte

Il genocidio armeno (Ansa)

Il genocidio armeno (Ansa)

Roma, 2 giugno 2016 - Il genocidio armeno costò la vita a un milione e mezzo di persone, un massacro di deportazioni ed eliminazioni consumato prima e durante la Grande guerra su mandato dell'Impero Ottomano.  Viene commemorato ogni anno nella data convenzionale del 24 aprile. Il numero dei morti rappresenta circa i due terzi della comunità allora residente nell'Impero. Cifre, queste, sempre contestate dalla Turchia. 

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915 partirono i primi arresti degli armeni più influenti di Costantinopoli. I "Giovani Turchi", il governo che si era affermato al potere dell'Impero Ottomano prima dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, temevano che gli armeni potessero allearsi con i russi, di cui erano nemici. l 1909 registrò uno sterminio di almeno 30.000 persone nella regione della Cilicia, poi il genocidio vero e proprio prese forma l'anno successivo all'inzio della Prima guerra Mondiale, nel 1915.

In un mese, a partire da quella notte, oltre mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e politici furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati lungo la strada. L'operazione di sterminio da parte dei "Giovani Turchi" proseguì con marce della morte con la supervisione di ufficiali dell'esercito tedesco alleato e in collegamento con l'esercito turco che coinvolsero 1.200.000 persone: in centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Operazioni che oggi da alcuni studiosi vengono considerate "prove generali" ante litteram delle deportazioni naziste nei propri lager durante la Seconda Guerra Mondiale.