Christine Lagarde al G20 (Ansa)
Christine Lagarde al G20 (Ansa)

Sidney (Australia), 21 settembre 2014 - La crescita economica globale resta incerta e al di sotto del ritmo necessario a generare i posti di lavoro necessari, nonostante le condizioni economiche siano migliorate. E' quanto afferma il G20 nel comunicato finale diffuso al termine dell'incontro che si è svolto a Cairns, nel nord dell'Australia.

 PIL AL 2% - I ministri delle Finanze dei Paesi del G20 sono vicini a raggiungere l'obiettivo di una crescita del Pil del 2% a livello mondiale nei prossimi cinque anni, pari a oltre 2 trilioni di dollari. Il G20 spiega che, per raggiungere questo target, si concentrerà sugli investimenti nelle infrastrutture. Nel comunicato finale è stata infatti presentata la 'Global Infrastructure Initiative', che include lo sviluppo di un database mirato a far incontrare progetti e potenziali investitori.
Il G20, analizzando le iniziative adottate, ha stimato che si potrebbe arrivare a una crescita del Pil dei Paesi membri dell'1,8%, cioè appunto poco meno dell'obiettivo del 2%.

Il ministro delle Finanze dell'Australia Joe Hockey, che ha ospitato il vertice, riferisce che i ministri e i capi delle banche centrali dei Paesi del G20 si sono accordati su oltre 900 iniziative per raggiungere l'obiettivo di crescita globale del 2%, obiettivo che loro stessi avevano fissato a febbraio nel corso di una riunione a Sydney. A luglio scorso il Fondo monetario internazionale (Fmi) aveva abbassato le sue previsioni di crescita globale per il 2014 dal 3,7% al 3,4%, motivando la decisione con una crescita più debole negli Stati Uniti, in Russia e nei Paesi in via di sviluppo. Hockey riferisce che il 
G20 ha deciso di spostare la sua attenzione dalla crescita guidata dai governi a quella guidata dal settore privato, in particolare appunto da investimenti aggiuntivi nelle infrastrutture.

PIANO ANTI-EVASIONE - Approvato in sede di G20 il piano di attuazione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie, sviluppato in combinazione con l'OCSE per contrastare l'evasione fiscale. I paesi del G20 cominceranno a scambiare informazioni tributarie in modo automatico tra loro e con paesi terzi tra il 2017 e il 2018.
Per il ministro Padoan si tratta di "un esempio di riforma strutturale su scala internazionale: nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili".

CHI STA NEL G20 -  Del G20, che rappresenta circa l'85% dell'economia globale, fanno parte i Paesi industrializzati e in via di sviluppo. I suoi membri sono: Argentina, Australia, Brasile, Regno Unito, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Corea del Sud, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Stati Uniti e Unione europea.

PADOAN E IL CUNEO -  Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, torna sulle priorità del governo e, in colloqui con alcuni quotidiani, annuncia la volontà dell'esecutivo di ridurre le tasse sulle imprese. "Stiamo considerando seriamente - dice - la possibilità di approfondire il taglio del cuneo fiscale e stiamo pensando di farlo dal lato delle imprese".
Per Padoan gli alleggerimenti saranno coperti dalla spending review: "Spazi per risparmiare risorse nei ministeri sono molti. Non aumenteremo le tasse". Smentisce ritocchi sull'Iva o sulla tassa di secessione: un'ipotesi, dice il ministro, "spuntata dal nulla" e di cui "non so nulla". 
Poi il ministro parla delle riforma del Lavoro: "va fatta", anche perché considerata "in Europa e al G20, in cima alla lista degli interventi strutturali da adottare". Il Jobs act? "Va verso la semplificazione dei contratti", "questo è un bene, ci sono troppi contratti".