Una veduta aerea dei tank che contengono l'acqua contaminata (Ansa)
Una veduta aerea dei tank che contengono l'acqua contaminata (Ansa)

Roma, 9 aprile 2021 - Se ne parla da 7 anni e adesso i nodi sono venuti al pettine perché la capacita di stoccaggio dei tank che contengono l'acqua contaminata a Fukushima - attualmente 1.37 milioni di metri cubi - è previsto che si esauriscano entro agosto-settembre 2021 e il governo giapponese non vuole costruirne degli altri.

L'opzione principe è il rilascio in mare, ma questo ha suscitato dure proteste dalle associazioni dei pescatori, dal governo della Corea del Sud e della Cina. "Siamo assolutamente contrari al rilascio di acqua contaminata nell'oceano perché potrebbe avere un impatto catastrofico sul futuro dell'industria della pesca giapponese", ha detto Hiroshi Kishi, presidente di JF Zengyoren, la federazione delle cooperative dei pescatori, in una riunione con i funzionari del governo giapponese

L'acqua in questione contiene soprattutto trizio. "Il trizio è leggero, quindi potrebbe raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti entro due anni -  ha detto a New Scientist Ken Buesseler del Woods Hole Oceanographic Institution di Falmouth, Massachusett - ma fortunatamente, il trizio è relativamente innocuo per la vita marina, poiché le particelle a bassa energia che emette non danneggiano le cellule viventi".

Ma nell'acqua dei serbatoi di Fukushima anche radionuclidi come lo stronzio 90 e in aggiunta c'è il carbonio 14. Ad ammetterlo è la stessa Tepco, la società che gestisce l'impianto, che ha fornito i dati della containazione dell'acqua, che parzialmente rimane anche dopo un trattamento secondario. 

E questo, come ha denunciato Greenpeace, è un problema. "Oltre agli alti livelli di radionuclidi pericolosi come lo stronzio-90 - osserva Greeanpeace - TEPCO, il 27 agosto 2020, ha riconosciuto per la prima volta la presenza di alti livelli di carbonio-14 nell'acqua del serbatoio contaminato. ALPS non è stato progettato per rimuovere il carbonio-14 nonostante sia un pericolo radiologico a lungo termine. Il carbonio-14 è integrato nel ciclo del carbonio, che è molto complesso per la presenza di carbonio inorganico e organico, in forma solida, liquida o gassosa. In parole povere, il carbonio-14 è incorporato in tutta la materia vivente in vari fattori di concentrazione. Le affermazioni del governo giapponese secondo cui l'acqua del serbatoio ALPS di Fukushima Daiichi non è acqua contaminata sono chiaramente errate. Se l'acqua contaminata viene scaricata nell'Oceano Pacifico, tutto il carbonio-14 sarà rilasciato nell'ambiente. Con un'emivita di 5.730 anni, il carbonio-14 è uno dei maggiori contribuenti alla dose collettiva umana globale; una volta introdotto nell'ambiente, il carbonio-14 sarà consegnato alle popolazioni locali, regionali e globali per molte generazioni. TEPCO e il governo giapponese non sono riusciti finora a spiegare ai cittadini di Fukushima, in tutto il Giappone e a livello internazionale che l'acqua contaminata che sarà rilasciata nell'Oceano Pacifico contiene livelli pericolosi di carbonio-14".

Shaun Burnie, autore del rapporto e specialista nucleare senior di Greenpeace Germania, ha detto che nei tank "potrebbero esserci fino a 63,6GBq (gigabecquerel) di carbonio-14 in totale". "Questi, insieme ad altri radionuclidi presenti nell'acqua - ha aggiunto - rimarranno pericolosi per migliaia di anni con il potenziale di causare danni genetici. È una ragione in più per cui questi piani devono essere abbandonati"

Greenpeace ha concluso che l'unica soluzione accettabile è lo stoccaggio continuo a lungo termine e possibilmente il nuovo trattamento dell'acqua contaminata. Questo è logisticamente possibile, e darà tempo per una tecnologia di trattamento più efficiente per essere dispiegata, oltre a permettere alla minaccia del trizio radioattivo di diminuire naturalmente. È l'unico modo per salvaguardare i diritti umani, la salute e l'ambiente degli abitanti di Fukushima, del resto del Giappone e della più ampia comunità internazionale.

Ma Tokyo ha il supporto dell'agenzia internazionale per l'energia atomica. Interpellato dal governo Giapponese, l'AIEA ha scritto in un report pubblicato il 2 aprile 2020 che le due opzioni per lo smaltimento controllato delineate dal sottocomitato consultivo - rilascio di vapore e scarichi in mare - sono entrambe tecnicamente fattibili. "Questi metodi - ha sostenuto l'agenzia che ha sede a Vienna - sono abitualmente usati dalle centrali nucleari in funzione in tutto il mondo sotto specifiche autorizzazioni normative basate su valutazioni di sicurezza e di impatto ambientale".

Gli esperti dell'AIEA hanno detto che le raccomandazioni del sottocomitato al governo giapponese erano basate su "un'analisi completa e scientificamente valida che affronta i necessari aspetti tecnici, non tecnici e di sicurezza" e  "una volta che il governo del Giappone avrà deciso la sua opzione di smaltimento preferita  l'AIEA è pronta a lavorare con il Giappone per fornire assistenza sulla sicurezza delle radiazioni prima, durante e dopo lo smaltimento".

E così è stato. Lo scorso 25 marzo Il ministro dell'economia, del commercio e dell'industria del Giappone Hiroshi Kajiyama ha tenuto un colloquio online con il direttore generale dell'AIEA Rafael Grossi. Kajiyama ha detto a Grossi che il suo governo è ora nella fase finale prima di annunciare cosa fare con l'acqua.

I funzionari giapponesi hanno detto che il paese "assicurerà i più alti livelli di sicurezza e trasparenza, al fine di ottenere la comprensione della comunità internazionale sul rilascio dell'acqua previsto". Grossi ha assicurato che "l'AIEA darà pieno sostegno alla richiesta di Kajiyama per una revisione della sicurezza del rilascio di acqua radioattiva in mare, una volta che il Giappone avrà preso una decisione finale". Le due parti hanno anche concordato di cooperare nello smantellamento dell'impianto