Una veduta aerea della centrale di Fukushima (Ansa)
Una veduta aerea della centrale di Fukushima (Ansa)

Tokyo, 9 aprile 2021 - Il Giappone ha deciso di rilasciare in mare l'acqua radioattiva trattata e accumulata nella centrale nucleare di Fukushima, rimasta danneggiata dal terremoto del marzo 2011. Ad anticipare la decisione presa dal governo Suga è l'agenzia Kyodo News, citando una fonte informata. L'annuncio ufficiale dovrebbe essere dato martedì prossimo.

Già l'anno scorso un comitato governativo aveva raccomandato il rilascio dell'acqua trattata nell'oceano e l'industria della pesca si era opposta per il timore che poi i consumatori smettessero di mangiare i frutti di mare pescati nell'area. Così anche questa volta sono attese forti reazioni, Il ministro dell'Economia, del commercio e dell'industria (METI) Hiroshi Kajiyama, ha spiegato che sarà "compito del governo coinvolgere la popolazione e i pescatori in questa decisione, spiegandone anzitutto i motivi tecnici che la rendono necessaria. Lavoreremo tutti insieme per giungere il più presto possibile a una soluzione condivisa". Disapprovazione è stata espressa anche da paesi vicini come Cina e Corea del Sud.

Per raffreddare gli impianti danneggiati nella catastrofe del 2011, ogni giorno si aggiungono ai serbatoi circa 140 tonnellate di acqua contaminata, nella quale è presente il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno. Nell'area adiacente all'impianto sono già presenti più di 1.000 cisterne, e secondo il gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco), entro l'estate del prossimo anno si raggiungerà la massima capacità consentita. 

Il ministro del Commercio e dell'Industria, Hiroshi Kajiyama, ha riferito che il governo chiederà la cooperazione degli enti del settore a livello globale e dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), oltre a discutere con le prefetture locali, per fornire un livello adeguato di sicurezza e garantire la trasparenza nel processo decisionale. 

Nel febbraio dello scorso anno, durante una visita alla centrale, il direttore dell'Aiea, Rafael Grossi, aveva ammesso che il rilascio dell'acqua nell'Oceano Pacifico sarebbe in linea con gli standard internazionali dell'industria nucleare. Durante l'incidente del marzo 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e il successivo tsunami, si è verificato il surriscaldamento del combustibile nucleare, seguito dalla fusione del nocciolo, a cui si accompagnarono le esplosioni di idrogeno e le successive emissioni di radiazioni. Lo smantellamento della centrale, che comprende la rimozione dei detriti prodotti dal combustibile esausto, secondo le stime del governo, potrebbe durare fino al 2051.