Chi è Essebag, il presentatore tv che ha fatto causa a Nespresso

Conosciuto con lo pseudonimo di Arthur, ha promosso una class action per ottenere un risarcimento complessivo di poco meno di 280 milioni di franchi svizzeri

Jacques Essebag

Jacques Essebag

Roma, 17 gennaio 2024 – Dopo la guerra dei Roses e quella dei bottoni, ora divampa la guerra delle cialde. O, almeno, così i colleghi della stampa di lingua francese hanno ribattezzato il conflitto industriale che sta opponendo, su scala globale, la multinazionale elvetica pioniera del caffè in cialda e la prima società che ne sfidò il monopolio sul terreno delle capsule compatibili. Insomma, Nespresso (Nestlé) contro Ethical Coffee Company (Ecc). A guidare idealmente (e soprattutto mediaticamente) il secondo schieramento è il noto presentatore radiofonico e televisivo francese transalpino Jacques Essebag. Il quale, conosciuto con lo pseudonimo di Arthur, ha appunto promosso una class action atta a ottenere un risarcimento complessivo di poco meno di 280 milioni di franchi svizzeri (298 milioni di euro) da Nespresso. Questo perché egli, in prima persona, tra il 2009 e il 2010 aveva investito 8 milioni di euro in Ecc, rilevandone il 5% del capitale. Ma andiamo con ordine, ritornando a quando, nel 2008, l'ex ad di Nespresso Jean-Paul Gaillard uscì dal colosso svizzero e fondò Ecc, con il dichiarato proposito di mettere in commercio capsule biodegradabili, più economiche per produttori e consumatori e compatibili, questo il nodo legale, con le macchinette brevettate dalla costola caffettiera del gruppo Nestlé. E a quando, appena tre anni dopo, Nespresso citò il suo ex-top manager in tribunale, ottenendo la sospensione della vendita delle eco-cialde sul mercato svizzero per 36 mesi, dal 2011 al 2014. Giunta la scadenza del provvedimento, poi, Ncc tentò di rimettersi in piedi, ma intanto sull'arena si erano affacciati nuovi competitor (che offrivano sostanzialmente lo stesso servizio di Ncc ma non erano stati oggetto di azioni legali) e la creatura di Gaillard non riuscì a recuperare il terreno perduto, cessando alla fine l’attività nel 2017 e dichiarando fallimento nel 2018. Da qui, a valle di un altro triennio di schermaglie processuali e mediatiche, arriviamo al 2021, anno in cui il Tribunale federale svizzero stabilì, andando contro le decisioni della Corte locale che lo aveva imposto, che il divieto di commercializzazione datato dieci anni addietro era infondato. Questo perché la forma della capsula non avrebbe potuto essere registrata come proprietà intellettuale, vista la “impossibilità di produrre una cialda compatibile con le macchine Nespresso con una forma diversa da quella originale”. Ed ecco spiegato il casus belli, mentre per sapere l'esito dello scontro dovremo attendere ancora qualche mese.