Cambiamento climatico (foto iStock)
Cambiamento climatico (foto iStock)

Roma, 19 giugno 2019 - Cop 26 in Italia, ciao ciao. L’ipotesi di vedere a Milano la decisiva conferenza sul clima che si terrà dal 9 al 19 novembre 2020, conferenza per la quale ci eravano ufficialmente candidati e che si annuncia cruciale per le residue possibilità di centrare gli obiettivi di taglio delle emissioni fissati nella conferenza di Parigi, è ufficialmente tramontata. La conferenza si terrà in Europa e in lizza c’erano la Gran Bretagna, l’Italia e la Turchia, con la scelta di fatto ristrettasi alle prime due. I partner europei si sono sempre più mossi a favore di Londra e  un mese fa il Foreign Secretary inglese Jeremy Hunt ha presentato all'Italia una proposta  di accordo nel quale la conferenza si terrebbe in Gran Bretagna e all’Italia andrebbe il contentino delle conferenze preparatorie. E, fiutata l’aria, l’Italia  ha detto di si.   

"L’Italia e il Regno Unito – conferma palazzo Chigi – hanno raggiunto un accordo di partenariato in vista della 26ma Conferenza delle Parti alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP26). Sulla base di tale accordo, il Regno Unito si offre di esercitare la Presidenza della COP 26 e di ospitare il summit che avrà luogo a fine 2020. L’Italia propone di organizzare la Pre-COP e altri importanti eventi preparatori, tra cui una significativa iniziativa volta a dare voce alle istanze dei giovani ('Youth event')".

"Attraverso la partnership – prosegue la Presidenza del Consigflio – i due Paesi si impegnano a promuovere il più alto livello di ambizione possibile per la prossima COP26 e a favorire l’adozione di azioni concrete in grado di realizzare il necessario salto di qualità necessario alla piena attuazione dell’Accordo di Parigi". Al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa non è rimasto che fare buon viso a cattivo gioco: "Il partenariato tra Italia e Regno Unito rappresenta un segnale forte di una collaborazione solida e consapevole su un tema, quello dei cambiamenti climatici, che richiede un cambio di paradigma e che occuperà la nostra agenda e quella delle generazioni future". Un partenariato con Londra al centro e l’Italia ai margini.

Nei giorni scorsi il sindaco di Milano Giuseppe Sala era parso scettico sul fatto che il governo davvero sostenesse la proposta, che era invece stata appoggiata dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano. "Non sono molto ottimista - aveva detto -, mi sembra che Londra sia decisamente favorita. Ci si può lavorare, ma bisogna capire qual è la convinzione del governo. Noi siamo disponibilissimi a lavorarci, non a fare brutte figure".