La Cina mette fine al limite di due figli (Ansa)
La Cina mette fine al limite di due figli (Ansa)

Pechino, 31 maggio 2021 - La Cina rimuoverà il limite di due figli per coppia e consentirà alle famiglie di avere fino a tre figli. Lo ha annunciato oggi l’agenzia ufficiale Xinhua. Un tentativo del Politburo, l'ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, guidato dal presidente Xi Jinping, di far fronte al calo della natalità e all’invecchiamento della popolazione. Due fattori che minacciano la crescita economica della superpotenza orientale.

La decisione che mette fine alle restrizioni, che limitavano a due il numero di figli per ogni nucleo familiare, arriva poche settimane dopo la pubblicazione dell’ultimo censimento. I risultati segnalano un forte calo della natalità sta colpendo il paese più popoloso al mondo. Nel 2020, anno segnato dalla pandemia da Covid, infatti il numero di nascite è sceso a 12 milioni, rispetto ai 14,65 dell’anno precedente. Provvedimenti per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese erano già stati presi nel 2016, quando le autorità avevano messo un punto alla "politica del figlio unico" introdotta dall'ex leader Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta. Ma questo non è stato sufficiente per far risalire il tasso di natalità, tant’è che nel 2019 è stato registrato l’indicatore più basso dal 1949 (10,48 per 1.000). 

"Per rispondere all'invecchiamento della popolazione, il Paese introdurrà importanti politiche e misure", si legge in particolare nel comunicato finale della riunione. Per la prima volta infatti il censimento ha mostrato un numero superiore di over 60 anni (264,02 milioni di persone) rispetto agli under 14 (a quota 253,38 milioni di persone). E l'attuale tasso di fertilità, pari a 1,3 figli per donna, non consente di mantenere un livello stabile della popolazione.

L'allentamento della politiche familiari e il via libera al terzo figlio è un nuovo tentativo di invertire il trend.

Le politiche di controllo delle nascite in Cina 

La Cina ha una lunga storia di controllo delle nascite. Le prime misure per favorire un aumento della natalità, tra cui aiuti per i bambini e divieto di aborto, sterilizzazione e metodi contraccettivi, furono prese già nel 1949, stesso anno della fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Tse-tung. Tutti divieti che caddero gradualmente negli anni, fino al 1962, anno in cui si registrò un boom di nascite che dette il via a rigide politiche di pianificazione familiare, in particolare nelle aree urbane. La prima campagna di "educazione" per coppie iniziò undici anni dopo, nel 1973, con il nome di Wan (matrimonio e gravidanza a un’età più avanzata) Xi (intervallo più lungo tra un figlio e l’altro) Shao (meno figli).

Nel 1979 arriva la cosiddetta "politica del figlio unico", introdotta dall’allora leader Deng Xiaoping, che vietava alle donne di avere più di un figlio per il timore che la sovrappopolazione frenasse la crescita economica. La politica sortì gli effetti previsti sul controllo dell'incremento demografico fino al 2016 quando venne abolita e le autorità autorizzarono le coppie ad avere due figli, senza dover pagare sanzioni.

E oggi, con il via libera al terzo figlio, arriva un ulteriore allentamento con l’obiettivo di ridurre l’invecchiamento della popolazione e far aumentare il tasso di natalità. Il problema infatti ora non è più un eccesso di nascite, ma proprio il contrario. L’obiettivo resta invece lo stesso: favorire la crescita economica del paese.