L'incontro del Papa con i vescovi cileni
L'incontro del Papa con i vescovi cileni

Santiago del Cile, 7 agosto 2018 - Ha la forza dei numeri il divorzio della società cilena dalla Chiesa cattolica. Come se non fossero bastate le manifestazioni di protesta prima del viaggio del Papa nel Paese sudamericano, seguite nel gennaio scorso da un’accoglienza tutt’altro che calorosa nel pieno dello scandalo pedofilia che ha investito il clero locale, ora è un sondaggio a certificare il pessimo stato di salute della cattolicità in Cile. Stando a una ricerca realizzata dall’istituto Cadem, condotta lnel corso della prima settimana di agosto, il tasso dei cileni che si dichiarano cattolici non è mai stato così basso (appena il 46%). Non solo, per quasi la totalità della popolazione (esattamente il 96%), la Gerarchia ecclesiale protegge i preti accusati di abusi sessuali sui minori. Vox populi vox Dei? Un'esagerazione, certo, ma questi e altri dati sollecitano alla riflessione i vertici della Chiesa, non solo quella locale: da una parte, quasi quattro cileni su dieci (il 39%) considerano la maggioranza dei sacerdoti invischiati, a vario titolo, nella vicenda delle violenze; dall’altra, più genericamente, l’83% degli intervistati ritiene che il clero non sia né onesto, né trasparente.

Scossa dalla bufera pedofilia, la Conferenza episcopale cilena sta provando faticosamente a reagire. Dopo le dimissioni di massa nelle mani del Papa – sei quelle accolte –, i vescovi in questi giorni hanno pubblicato un documento, dal titolo ‘Decisioni e impegni’, in cui ammettono di aver “fallito” nella gestione del dossier sugli abusi e si vincolano tra l’altro a pubblicare i nomi di tutti i chierici sotto inchiesta, a fornire collaborazione alle procure che indagano e a studiare iniziative di riparazione. Nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento, apprezzato da Francesco sia per il lavoro di corale discernimento, sia per le decisioni assunte, il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Santiago Silva, ha riconosciuto che “abbiamo sbagliato nel nostro dovere di pastori, non ascoltando, non credendo e non assistendo le vittime dei gravi abusi sessuali”.

Sono mesi che lo scandalo pedofilia scuote la società cilena. E non accenna a mordere il freno. Appena qualche giorno fa la stampa locale ha pubblicato un rapporto della magistratura secondo il quale sono 104 le vittime di abusi sessuali da parte di 73 chierici, fra religiosi e diocesani. Tra gli indagati - l’accusa è quella di aver coperto un paio di casi di violenza – figura anche l’arcivescovo di Santiago, il cardinale italiano, naturalizzato cileno, Ricardo Ezzati