Londra, 10 dicembre 2018 - In ebollizione il palazzo di Westminster dopo che Theresa May ha annunciato la decisione di rinviare il voto di ratifica del Parlamento sulla Brexit, o meglio sull'accordo trovato tra i suoi negoziatori e quelli dell'Unione europea. Perché mai questa mossa? Ci sono lati oscuri nella partita, e punti deboli che rischiano di travolgere l'operazione, equilibri interni da mantenere e situazioni internazionali da tenere a mente, una operazione questa del distacco dalla Unione Europea che potrebbe allontanare il Regno Unito e marginalizzarlo in proporzioni disastrose. Perché è vero che esistono altre nazioni europee fuori dal perimetro della Ue con economie che vanno abbastanza bene, ma è anche vero che Londra ha sviluppato una mole enorme di intrecci e di interessi finanziari in Europa, e non può permettersi, secondo gli analisti, di rimanere tagliata fuori dal business.

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RIPENSAMENTI - Gli inglesi vorrebbero consolidare i vantaggi del restare isolati, ma al tempo stesso desiderano mantenere i giochi di squadra con il resto d'Europa, che perderebbero dall'oggi al domani in quanto l'uscita da Bruxelles non concede mezze misure. Ultima ma non meno importante, c'è la questione del confine con l'Irlanda del Nord, che potrebbe diventare una polveriera pronta a esplodere da un momento all'altro. Resteranno aperti i corridoi tra Dublino e Belfast in deroga, in virtù di una inedita operazione giuridica, come auspicano i popoli delle due sponde, o prevarrà il diritto internazionale, che a quel punto prevederebbe di alzare muri e di tornare agli anni bui? La partita è aperta, e sono tante le variabili in ballo.

CAOS A WESTMINSTER - Theresa May parla nel pomeriggio ai Comuni, annunciando il rinvio del voto sulla ratifica e la sua intenzione di recarsi a Bruxelles prima del vertice Ue di giovedì per ridiscutere coi leader europei e avere rassicurazioni da questi ultimi su alcuni punti dell'intesa.  Accordo che, aggiunge, allo stato sarebbe rigettato con ampio margine dal Parlamento. Le reazioni sono impietose. Il suo intervento viene accompagnato da risate fragorose e urla di disapprovazione, con qualche parlamentare che a gran voce invoca le dimissioni della premier. Più di una volta, durante l'intervento, lo speaker della Camera, John Bercow, deve richiamare all'ordine i deputati pregandoli di "dare la possibilità" al primo ministro di "farsi ascoltare".

La May, nel caos, non china il capo, sottolineando che l'accordo raggiunto con l'Ue resta "il migliore possibile", al di là dei chiarimenti invocati sul tema del backstop e su alcuni aspetti che il Regno Unito avrebbe voluto evitare. L'intesa garantisce comunque "un'uscita negoziata", chi è contrario a queste condizioni proponga un piano alternativo "plausibile". E anche sul referendum, la premier Tory sfida chi vuole un referendum bis "a dirlo chiaramente", avvertendo che esso tornerebbe a "dividere il Paese". Tuttavia, la numero uno di Downing Street non fornisce mai una data certa per il voto 'slittato' in Aula. Resta vaga anche quando le opposizioni la incalzano. 

APERTURA DELLA CORTE UE. "Il Regno Unito è ancora libero di revocare unilateralmente la notifica della sua intenzione di ritirarsi dall'Unione Europea". Lo hanno stabilito i giudici della Corte di Giustizia dell'Unione Europea in una sentenza storica, annunciata a sopresa e destinata ad avere un forte impatto, una ripercussione lacerante sul voto della Camera dei Comuni londinese e sul destino dell'accordo tra il governo di Theresa May e l'Ue a 27. 

SCOZIA EUROPEISTA -  Il caso giuridico era stato sollevato davanti alla Corte di giustizia dell'Ue da un tribunale scozzese, dopo un ricorso presentato da rappresentanti del Parlamento britannico, del Parlamento scozzese e del Parlamento europeo: la richiesta era quella di sapere se la notifica di ritiro previsto dall'articolo 50 dal Trattato potesse essere revocato in modo unilaterale. Alla vigilia del "voto significativo" della Camera dei Comuni, la Corte Ue sottolinea che la sentenza permette di chiarire le opzioni disponibili ai deputati del Parlamento del Regno Unito che dovranno pronunciare sulla ratifica dell'accordo Brexit. Secondo i giudici di Lussemburgo, quando uno Stato membro ha notificato al Consiglio europeo la sua intenzione di ritirarsi dall'Ue, come ha fatto il Regno Unito, questo Stato membro è libero di revocare unilateralmente questa notifica.

BRUXELLES IRREMOVIBILE - "Il nostro assunto di lavoro resta che la Gran Bretagna lascerà l'Ue il 29 marzo 2019" e che l'accordo di divorzio sul tavolo sia "l'unico possibile, non rinegoziabile. La nostra posizione non cambia". Così una portavoce della Commissione Ue, ribadendo che l'Ue "si sta preparando a tutti gli scenari" e che comunque, anche dopo la sentenza di oggi della Corte Ue, al momento mancano le condizioni per la revoca dell'articolo 50 sulla separazione definitiva.

LA MOSSA DI TUSK. In serata il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato la convocazione per giovedì di un vertice dei capi di Stato e di governo europei dedicato alla Brexit per cercare di superare l'impasse in cui si trova Theresa May per l'opposizione di una parte del Parlamento all'accordo raggiunto con la Ue. "Non rinegozieremo l'accordo, incluso il backstop" sull'Irlanda, "ma siamo pronti a discutere come facilitare la ratifica da parte del Regno Unito", ha scritto Tusk in un tweet. "Poiché il tempo si sta esaurendo, discuteremo anche i preparativi per uno scenario di mancato accordo", ha aggiunto Tusk.