Giovedì 30 Maggio 2024
GIOVANNI ROSSI
Esteri

Proteste nei campus Usa: "Diritto al dissenso enfatizzato dai docenti. Open day nei luoghi del ’68"

Il professor Mancini ha insegnato dieci anni alla Columbia University "Il sentimento pro-Palestina non può essere etichettato come antisemita" .

Proteste nei campus Usa: "Diritto al dissenso enfatizzato dai docenti. Open day nei luoghi del ’68"

Proteste nei campus Usa: "Diritto al dissenso enfatizzato dai docenti. Open day nei luoghi del ’68"

Prima ai microfoni di Radio 24, poi a colloquio con QN. Francesco Mancini, 55 anni, oggi vicepreside della Lee Kuan Yew School di Politiche pubbliche dell’Università nazionale di Singapore (dopo dieci anni alla School of International and Public Affairs della Columbia University), proietta le sue competenze in valutazione, negoziazione e risoluzione dei conflitti sulla mobilitazione pro Gaza in corso nelle università americane.

Professore, l’intervento della polizia negli atenei rappresenta solo una momentanea repressione o può diventare la scintilla di una protesta più ampia?

"È certamente uno scarto brusco rispetto alla tradizione educativa molto liberal di atenei prestigiosi. College dove il diritto al dissenso è enfatizzato dall’istituzione e dal corpo docente, perché l’impegno per cause politiche e sociali è visto come parte sostanziale del processo di crescita dei ragazzi. Per esempio, proprio alla Columbia University, le autorità accademiche includono nelle visite guidate per aspiranti matricole anche i luoghi del campus passati alla storia in occasione delle mobilitazioni più significative. Ora: la polizia può certamente arrestare gruppi di 19enni mobilitati per una causa che hanno battezzato come fondamentale. L’unico effetto sarà che la protesta riparta con maggior vigore".

Perché protesta e repressione arrivano al culmine solo oggi?

"Inizialmente, quasi tutte le università hanno ignorato i manifestanti. Poi il tema si è politicizzato, e tra presenza di attivisti esterni e timore di derive antisemite, le autorità accademiche sono state chiamate al Congresso. Venendo in pratica sollecitate ad agire".

Anche in autotutela? O per le pressioni dei finanziatori tra opacità mai superate?

"Il licenziamento della presidente di Harvard per inerzia non è passato inosservato. Poi ci sono ragioni locali. Per esempio, alla Columbia University, campus aperto di New York, il prato dove si erano radunati i manifestanti è quello che serve per l’imminente cerimonia della Graduation. Altrove non è finita così".

Per esempio?

"Alla Brown University, in Rhode Island, le autorità hanno parlato con gli studenti e stabilito una serie di punti. Dialogando".

Joe Biden rivendica: "C’è il diritto alla protesta, non al caos". Chi individua il limite?

"Proprio questo è il punto. Perché il sentimento degli studenti per la causa palestinese è autentico ed è cresciuto enormemente con le sofferenze della popolazione civile di Gaza: non può essere etichettato come antisemita per comodità di main stream, perché i casi di antisemitismo sono limitati. La domanda è: cosa succederà adesso?"

Ce lo dica lei.

"L’anno accademico volge al termine. Ma questo non significa che la mobilitazione si dissolva. Tema che, a sei mesi dalle elezioni per la Casa Bianca, impatta fortemente sui democratici. Per i repubblicani sono altre le priorità. E infatti si limitano a sfottere i college radical chic".

Cosa la colpisce della polarizzazione in atto?

"La distanza tra la qualità della causa palestinese difesa e la contemporanea indisponibilità al confronto. A questi ragazzi, che quasi dimenticano il 7 ottobre, sembra interessare solo l’affermazione delle proprie ragioni: prevalere. Una pura dinamica social".

E così le narrazioni divaricate si rinforzano.

"Sarebbe bene uscire da slogan impraticabili e sostenere un serio percorso di avvicinamento tra le parti. Un cammino a tappe, l’unico che possa creare fiducia, anestetizzare il dolore, combattere il rancore. Il contesto mediorientale è pronto per la pace, sono israeliani e palestinesi a dover essere accompagnati. Da chi ne ha a cuore le sorti. Anche nelle università".