Londra, 26 febbraio 2019 - Ipotesi rinvio per la Brexit. Le ultime notizie parlano di una Theresa May accerchiata, con la maggioranza del suo parito in pressing per scongiurare lo spettro del 'no deal', un'uscita senza accordo con la Ue. La premier britannica, parlando ai Comuni, ha dichiarato che anche in caso di mancata intesa trasformerà la Brexit in un successo. Quindi ha aperto uno spiraglio sul possibile slittamento della dafa fissata per l'uscita, ovvero il 29 marzo. Ma sarebbe questa, nelle intenzioni della May, una sorta di 'ultima spiaggia'. Come anticipato dalla Bbc, la leader conservatrice ha annunciato di voler mettere ai voti l'opzione rinvio laddove "entro il 12 marzo" fosse di nuovo bocciata in Parlamento la sua proposta di divorzio concordato, oggetto al momento di negoziati supplementari con l'Ue. Lo slittamento, ha precisato la May, sarebbe limitato. L'inquilina di Downing Street ha anche ribadito la sua contrarietà a revocare l'articolo 50. Si tratterebbe quindi solo di una "piccola estensione", da votare probabilmente il 13 o il 14 marzo. 

Theresa May in ParlamentoUna soluzione, quella del rinvio, che ieri il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito "ragionevole". Il governo May, per l'ennesima volta, traballa: la premier sembra aver quindi ceduto alle pressioni interne, sfociate nella riunione in programma stamane a Downing Street.

ULTIMATUM DEI MINISTRI - Secondo il Daily Mail dentro i Tories sarebbe in atto una vera e propria rivolta. Ieri sera 23 dissidenti del partito si sarebbero riuniti segretamente per discutere una strategia mirata a evitare il 'no deal'. E sono tre i sottosegretari che hanno minacciato le dimissioni qualora la premier non avesse seguito la strada del rinvio. Quello all'Industria, Richard Harrington, del Digitale, Margot James, e dell'Energia, Claire Perry, hanno "implorato" il capo dell'esecutivo a impegnarsi a prorogare l'articolo 50 del Trattato dell'Ue, quello che 'disciplina' l'uscita di uno stato membro, se non fosse approvato un accordo dal Parlamento, per evitare un'uscita senza accordo dall'Ue. "Un simile impegno sarebbe accolto con sollievo da una grande maggioranza dei deputati, delle aziende e dei loro dipendenti", hanno annunciato pubblicamente i ministri 'remain'. E hanno assicurato di essere pronti a mollare il governo "per evitare il disastro". Ma sul piede di guerra ci sarebbero anche diversi altri membri dell'esecutivo,  inclusi 3 ministri di spicco guidati da Amber Rudd. Tutti impegnati a scongiurare l'uscita senza accordo. 

ENNESIMO RIBALTONE - La May, a questo punto, è stata costretta ad aprire all'opzione voto sul rinvio, dopo aver sbandierato negli ultimi due anni la ferma volontà del Regno Unito di lasciare l'Unione europea nella data stabilita. Un ennesimo ribaltone, a livello di linea politica, che si somma all'inversione a U del leader laburista Jeremy Corbyn che lunedì ha deciso di appoggiare un nuovo referendum sulla Brexit

Ed è proprio il leader laburista che oggi contesta la linea della May,  evocando nuovamente "un voto pubblico confermativo sulla Brexit che il governo porterà a casa". Il leader laburista accusa: "Ho perso il conto del numero delle volte che il primo ministro ha rinviato un voto in Parlamento", invitando la Camera a votare domani per il "credibile" piano laburista alternativo di una Brexit più soft. Secca la replica della premier: un secondo referendum "sarebbe un tradimento della volontà popolare" espressa nel 2016.

STERLINA VOLA - Schizza la sterlina sulle voci di un possibile rinvio. La moneta ha raggiunto il valore più alto, rispetto all'euro, dal 2017. Ha guadagnato lo 0,8% arrivando a quota 0,86 sull'euro, al top dal maggio 2017. La valuta britannica ha guadagnato la stessa percentuale anche sul dollaro arrivano a valere 1,32 dollari, tornando ai livelli del 28 gennaio scorso. Sale anche il rendimento dei titoli di stato decennali britannici, aumentati di tre punti base arrivando all'1,21%.