Venerdì 24 Maggio 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Esteri

Biden strappa con Netanyahu. Niente veto: l’Onu vota la tregua. Israele annulla la missione negli Usa

Per la prima volta passa la risoluzione sul cessate il fuoco a Gaza, scintille tra i due alleati. Esulta Hamas. Scontro nel governo dello Stato ebraico. Il centrista Gantz: "Il dialogo con gli Stati Uniti è essenziale".

Biden strappa con Netanyahu. Niente veto: l’Onu vota la tregua. Israele annulla la missione negli Usa

Biden strappa con Netanyahu. Niente veto: l’Onu vota la tregua. Israele annulla la missione negli Usa

Megliotardi che mai, qualcosa si muove sul Medio Oriente. L’Onu chiede il cessate il fuoco a Gaza. È la prima volta, ed è successo grazie al fatto che gli Stati Uniti non hanno messo il veto, ma si sono astenuti. Joe Biden ha esaurito la pazienza con Benjamin Netanyahu e gli ha tolto lo scudo all’Onu. "La nostra decisione di astenerci non deve essere percepita come un’escalation da parte di Israele – ha detto il portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale americana, John Kirby – e non implica un cambio di linea politica". Ma in realtà lo strappo col premier israeliano è una delle rotture più forti nella storia tra i due Paesi e apre prospettive nuove.

"Il Consiglio di sicurezza ha appena approvato una risoluzione tanto attesa su Gaza, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi – ha annunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in un post – . Questa risoluzione deve ora essere attuata. Il fallimento sarebbe imperdonabile". Con lui l’Unione europea, la Russia, la Cina, l’India e i Paesi arabi e non solo, le Ong. "L’attuazione di questa risoluzione è vitale per la protezione di tutti i civili" ha commentato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Molto soddisfatte, va da sé, Anp e Hamas che però, come da tradizione, alza la posta chiedendo "un cessate il fuoco permanente".

Ma tra il dire il fare c’è di mezzo Israele. Di sicuro Benjamin Netanyahu l’ha presa malissimo. "È la prova del tradimento dell’America, anche loro ci stanno abbandonando" avrebbe detto ai suoi e poi come aveva minacciato, ha cancellato la missione del suo team a Washington. "Gli Stati Uniti – accusa il comunicato del suo ufficio – si sono ritirati dalla loro posizione coerente in seno al Consiglio di sicurezza, dove solo pochi giorni fa avevano stabilito un collegamento tra il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Questo ritiro danneggia sia lo sforzo bellico che quello per la liberazione degli ostaggi, perché dà ad Hamas la speranza che la pressione internazionale gli permetta di accettare un cessate il fuoco senza la liberazione dei nostri ostaggi". Almeno a caldo, Israele continuerà la guerra contro Hamas, senza concedere nessuna tregua.

"Non ci fermeremo – ha rimarcato il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Yoav Gallant, che é nella capitale americana per gli incontri con il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan e con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken –. Non abbiamo il diritto morale di fermare la guerra mentre ci sono ancora ostaggi detenuti a Gaza". "Nell’incontro con Sullivan – ha proseguito – metterò in chiaro l’importanza di far crollare il regime di Hamas e riportare gli ostaggi alle loro case. Agiremo contro Hamas ovunque, anche nelle aree in cui non siamo ancora stati. Creeremo un’alternativa a Hamas in modo che le Idf possano completare la loro missione".

"Lo Stato di Israele non cesserà il fuoco. Distruggeremo Hamas e continueremo a combattere finché l’ultimo dei rapiti non ritornerà a casa" ha scritto su X il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, che in mattinata aveva detto che "sotto la guida di Guterres guida, l’Onu è diventato un organismo antisemita e anti israeliano che protegge e incoraggia il terrorismo".

Nel gabinetto di guerra israeliano, va detto, ci sono forti divisioni. Il ministro centrista Benny Gantz ha osservato che quella risoluzione "non ha un significato operativo per Israele" e ha criticato la decisione del premier Benjamin Netanyahu di annullare la partenza per Washington di una delegazione israeliana. "Il dialogo con l’amministrazione americana è per noi essenziale – ha aggiunto – e sarebbe opportuno che non solo la delegazione ma anche lo stesso Netanyahu vada negli Usa per discutere con il presidente Biden". Una ipotesi respinta a stretto giro. Anche da sola, Israele continuerà la guerra.