Analisi di laboratorio per batteri resistenti agli antibiotici
Analisi di laboratorio per batteri resistenti agli antibiotici

Berna, 8 settembre 2018 - Sui siti svizzeri monta la notizia che un’infezione nosocomiale causata da batteri difficili da debellare sta preoccupando le autorità sanitarie elvetiche. Ma che ci siano germi aggressivi in circolazione non è una novità. Si tratta, nel caso sollevato nel cantone bernese, di enterococchi vancomicina-resistenti (VRE) che hanno già colpito 230 persone negli ultimi 8 mesi, infezioni obiettivamente difficili da eradicare ma note da anni. La maggior parte delle persone contagiate supera la fase acuta. Sta peggio chi ha un sistema immunitario indebolito, e in questi casi occorre l’impiego di antibiotici sofisticati, che non sempre ottengono l'effetto sperato.

Jonas Marshall, responsabile per l’igiene all’Inselspital di Berna, ha spiegato in tv che sono state adottate varie misure: pazienti in isolamento, disinfezioni, migliaia di test intestinali. “Non possiamo garantire che riusciremo a debellare il germe - dice Marshall - ma faremo tutto il possibile. Ancora dobbiamo capire come questi batteri si diffondono”. La notizia dell’epidemia viene rilanciata in Italia da Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti. Ma la storia degli enterococchi, che ha già causato problemi in Australia, è solo un esempio tra i tanti di superbatteri. Nel nostro Paese abbiamo una collezione di episodi che, al confronto, fa impallidire la Svizzera: dalla diffusione della febbre del Nilo occidentale (West Nile) al batterio killer che a Brescia ha seminato il panico nel reparto maternità, e sempre a Brescia l'allarme polmonite epidemica con i sospetti sulla legionella, dal numero di complicanze invalidanti del morbillo tra le più elevate in Europa (che da noi si potrebbero scongiurare con una maggiore copertura di vaccinazioni) al ritorno della tubercolosi. E ricordiamo pure i neonati morti di pertosse a Bergamo, troppo piccoli per essere vaccinati e verosimilmente esposti a qualcuno che vaccinato non era.

Tra i batteri Gram-positivi, quello con problemi di maggiore resistenza agli antibiotici è lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (-oxacillina). Ci sono poi pneumococchi resistenti ai beta-lattamici, al terzo posto gli enterococchi vancomicino-resistenti, proprio quelli che ora tengono banco in Svizzera. Tra i Gram-negativi, le resistenze principali sono le beta-lattamasi a spettro allargato in Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Proteus mirabilis, la resistenza ad alto livello alle cefalosporine di terza generazione tra le specie di Enterobacter e Citrobacter freundii, le multiresistenze osservate in Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter e Stenotrophomonas maltophilia. L’elenco sarebbe probabilmente molto più lungo, ma ci fermiamo qui.

I microrganismi patogeni per l’uomo sono tipici dei luoghi sovraffollati. Le forme multi-resistenti vengono solitamente isolate all’interno degli ospedali, in terapia intensiva, pediatria e neonatologia, così come nei reparti dove sono ospitati pazienti con difese immunitarie ridotte a causa di malattie del sangue, vari tipi di infermità e di tumore. Negli ultimi anni molto è stato fatto con le campagne di prevenzione basilari quali il lavaggio delle mani e l’adozione delle mascherine. Anche l’estensione delle vaccinazioni, per effetto gregge, riduce la massa di germi e virus circolanti, contribuendo in altro modo a limitare la trasmissione ospedaliera delle infezioni.